Altre tre cose che ho imparato sull’editing

by • 20/02/2013 • Decamerone dei Morti, Roba miaComments (0)1771

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Editing, proofreading, revisione di testi, correzione di bozze… Una volta pensavo di poterne fare a meno e ora non posso più vivere senza! Ecco la mia esperienza con l’editor di Origami Edizioni, per il romanzo Decameron dei Morti.

Mi ero già convinto dell’utilità dell’editing nel processo di scrittura, quando Andrea Bongiorni, il revisore/correttore di Wepub, ha avuto sottomano il mio racconto La terza parte della ricerca. In quell’occasione, il mio iniziale scetticismo sulle revisioni e le correzioni delle case editrici si è trasformato in entusiasmo.

remington-typewriter-advertisementDopo qualche tempo, anche un altro mio testo è finito sotto la revisione di una casa editrice. Si tratta stavolta di Origami Edizioni e in questo caso la persona che se ne occupa è Barbara Piras. Il testo in oggetto non è un racconto ma un romanzo di oltre 800.000 battute, costituito da dieci racconti collegati tra loro, su un soggetto abbastanza fuori dal convenzionale. Si tratta infatti del Decamerone dei Morti, un mashup del classico di Boccaccio riscritto a tema zombi, che mi ha preso circa 18 mesi di impegno costante.

Origami Edizioni mi ha dato fiducia e presto il libro verrà pubblicato in versione digitale. Nel frattempo il lavoro di editing è in corso e scopro che il procedimento che sta dietro la revisione di un romanzo è abbastanza diverso da quello per sistemare e verificare un racconto.

Ecco in particolare quello che ho imparato questa volta sull’editing e dall’editing:

1. Cento racconti tutti assieme… e tutto deve quadrare! Mentre l’editing di un racconto è un lavoro intensivo, quello di un romanzo è essenzialmente estensivo. Il lavoro necessario è più o meno cento volte quello necessario a rivedere un racconto ed entrano adesso in gioco fattori nuovi: il romanzo deve essere coerente per stile e struttura in tutte le sue parti ed è molto più difficile per il solo autore verificare che tutto quadri. Immaginate di avere decine e decine di unità narrative, doverle correggerle tutte e rivedere ogni errore e incongruenza interna e poi fare in modo che tutte si attacchino assieme come un mosaico ben costruito. La prossima volta che scriverò un romanzo, so che per migliorare la resa (e non farmi uccidere dall’editor) dovrò tenere una cartella fatta solamente di:

    • Schemi che tengano traccia del dipanarsi della trama,
    • Elenchi dei personaggi e degli intrecci delle loro relazioni,
    • Liste cronologiche degli eventi, organizzati in termini di fabula e intreccio,
    • Descrizioni dei luoghi dove si svolge l’azione,
    • Schede che riportano i vari “segreti” e misteri della storia.

…altrimenti, le fila degli eventi si ingarbuglieranno tutte di nuovo come questa volta, l’editor di turno mi strangolerà e comunque dovrò fare il lavoro due volte (la prima alla stesura, la seconda durante la revisione).

2. Fare evolvere i personaggi. Beh, questa è una cosa che un (sedicente) autore dovrebbe già sapere. La mia verità però è che l’occhio di un esperto vede l’intera faccenda da una prospettiva più obiettiva e precisa di quella dello scrittore. Certe cose potrebbero essere trattate banalmente. Altre cose il (sedicente) autore di turno potrebbe essersele proprio scordate. Tutti i personaggi entrano in scena bene? Fanno quello che devono fare? Evolvono? Agiscono appropriatamente? Concludono il proprio percorso al momento e nel modo giusto? Mi sono trovato a creare a posteriori 10 schede su altrettanti personaggi, con le loro motivazioni, i loro attributi, le tappe della loro evoluzione. Un buon editor affronta in profondità il problema e le potenzialità dei personaggi, un buon autore evita di incasinarsi la vita pensandoci prima. Attenzione ai vostri personaggi o ritorneranno indietro come la peperonata e vi faranno trascorrere le notti in bianco a riscrivere da capo la loro storia…

3. Aggiungere significato! Oltre a rivedere gli strafalcioni e correggere le incoerenze, un buon editing aiuta l’autore ad aggiungere significato al suo testo. Nel mio caso, i personaggi erano uomini d’azione, descritti con l’asciuttezza di un testo del Trecento. E’ stato utile aggiungere uno sguardo nuovo sulla vicenda, che calcasse la mano sui sentimenti, i punti di vista, le piccole azioni quotidiane, gli obiettivi e le considerazioni che un lettore contemporaneo ha necessità di conoscere per appassionarsi alla storia. Forse un piccolo episodio a metà della vicenda allude al gran finale e lo farà risaltare maggiormente? Forse le parole e le considerazioni di un personaggio toccheranno le corde emotive del lettore, perché parlano di temi universali sensibili? Forse anche da una storia di zombi nella Firenze medievale ci può essere qualche spunto di riflessione sul significato di valore, sacrificio, vita, morte, forza interiore? Anche se l’autore ha già cucinato la pietanza, il revisore può fargli aggiungere spezie e sale quanto basta!

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Queste sessioni di editing passivo mi piacciono un sacco: si sa dove cominciano ma non si sa mai dove finiscono e, in aggiunta, c’è sempre qualcosa da imparare…

Le prime tre cose che ho imparato sull’editing

Qualche informazione in più sul Decamerone dei Morti

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0 Responses to Altre tre cose che ho imparato sull’editing

  1. Andrea says:

    Non ho capito la cosa delle schede…

    Ciao 🙂

  2. maurolongo says:

    Non avevo mai affrontato i personaggi della storia a livello individuale, ma li avevo semplicemente “buttati in mezzo” alla vicenda, gestendoli via via man mano che accadevano gli eventi della trama. Invece alla fine mi son dovuto rimettere (piacevolmente) a rivederli uno per uno, per dar loro una certa coerenza e un maggiore spessore. Ogni scheda era fatta piu o meno così:
    1) Chi è il pg prima dell’inizio della storia, cosa faceva prima dell’evento scatenante della trama? Quali sono le sue aspettative e desideri iniziali?
    2) Cosa succede quando comincia la storia? Come affronta la cosa?
    3) Come evolve nel corso della storia? Cambiano i suoi desideri? Perché fa quello che fa?
    4) Come finisce? Come si conclude la sua vicenda personale?

  3. Beld says:

    Se posso permettermi un consiglio, un libro molto interessante è “Il viaggio dell’eroe” di Christopher Vogler. Una guida utilissima per capire come strutturare un romanzo. Analizza ogni aspetto, dalla creazione dei personaggi e degli antagonisti alle tappe della storia.

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