Il Corsaro e l’Imperatore

by • 09/06/2012 • Codice Cariddi, Roba miaComments (0)1859

Figlio di genitori greci di origine ebraica (un giannizzero e la vedova di un pope), Khayr al Din detto il Barbarossa è stato il più celebre, astuto, incredibile corsaro della storia del Mediterraneo.

Iniziato alla pirateria da giovanissimo e diventato infine ammiraglio del Sultano di Costantinopoli Solimano il Magnifico, Barbarossa infestò come una piaga inarrestabile le coste di tutti i regni e gli imperi del Vecchio Mondo, conducendo per decenni di persona assalti, saccheggi, devastazioni e battaglie navali.

Nel corso delle sue imprese, Barbarossa scorrazzò continuamente intorno alla Sicilia. Non si contano neanche le incursioni sulle coste reggine e fu celebre il Sacco di Lipari per via delle devastazioni che vi avvennero. Ancora, egli assaltò Tindari, attraversò innumerevoli volte lo Stretto, sbarcò presso Capo Peloro e attaccò perfino la fortezza di Messina (1526).

Nel 1535 l’Imperatore Carlo V decise di attaccarlo nella sua base principale, a Tunisi. La flotta assaltò la tana del leone e riuscì ad averne la meglio, provocando 30.000 morti e la cattura di 10.000 schiavi, oltre a infiniti lutti, stupri e rapine.

Barbarossa riuscì in una fuga rocambolesca attraverso il deserto ma venne creduto morto per diverso tempo, causando scene di gioia collettiva e festeggiamenti in tutte le terre della cristianità. In realtà egli riprese subito la sua carriera e la portò avanti fino all’ultimo, morendo a 80 anni senza essersi mai fermato o tirato indietro da una battaglia, senza essersi mai negato alcun eccesso degli harem o delle oppierie, appena tre anni dopo aver sposato per passione una fanciulla diciottenne di Reggio Calabria.

Nel frattempo, Carlo V giunse in Sicilia a festeggiare la vittoria e a ringraziare i messinesi del loro apporto alla battaglia.

E così, l’Imperatore attraversò a cavallo la città, festosa e onorata di tale visita. Vennero realizzati tornei, giostre e apparati trionfali senza precedenti.

L’erudito Maurolico fu incaricato di scrivere elogi e versi da apporre in tutta la città e venne infine eretto un carro trionfale che glorificasse il sovrano, antenato di quella macchina processionale ormai dedicata alla Madonna che oggi viene chiamata “Vara”.

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