Il Decamerone dei Morti – La novella di Artisia

by • 02/03/2013 • Decamerone dei Morti, Racconti, Roba mia, RomanziComments (0)2520

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Il Decamerone dei Morti! Un’anteprima della Novella Seconda o di Artisia, anche detta de La Leggenda del Tristo Mietitore. Il Decamerone dei Morti sarà presto disponibile sul sito di Origami Edizioni!

Presso uno spedale fuori Firenze giungono strani figuri sempre più foschi, segno della fine dei tempi.
Il contrasto della scienza degli astri e dell’essenze contro la superstizione e il terrore
e la susseguente vittoria di questi ultimi.

.

Estratto dalla Novella Seconda o di Artisia

(…)

Voi potete immaginare facilmente, gentili amici, come io allora sobbalzassi e quasi venissi a mancare alle parole orrende di quel contadino, perché quelle cose che egli diceva mi facevan defluire il sangue dal cuore.

A lui si rivolse quindi mio marito, con la stessa manchevolezza che provavo io, dicendo: «Calmatevi, dunque! Questo che dite non può avvenire in alcun modo, ma io ritengo che la febbre vi provochi piuttosto visioni e sogni fantastici. A quel che vedo, siete debilitato e sconvolto e pallido, e mi accorgo che sudate freddo per tutto il corpo, e presumo abbiate un eccesso di atrabile, che deve esservi giunta nella testa e nel cuore e vi fa sragionare.»

A quelle parole, il mietitore rispose: «Spero che diciate giusto, Maestro Giacomo, perché meglio che io sia pazzo, piuttosto che siano vere quelle cose che ho visto.»

E ancora mio marito argomentava: «La gamba sembra essere malata da giorni e non certo da ieri sera, sicché probabilmente essa vi sta da allora contaminando il sangue e l’influsso saturnino vi mostra cose che non esistono.»

E l’altro dunque rispondeva, con voce spezzata e frasi sconnesse: «Allora datemi una cura, perché la mente e le febbri mi fanno ricordare anche altre cose. Quando scappai via nella notte, essi mi inseguirono per la campagna. Ho visto i miei figlioli e la mia sposa tracollar dietro di me per mordermi ancora e lo scempio che si erano dati l’una agli altri poco prima, parea ora che di comune accordo essi tutti volessero rivolgerlo verso di me. E io vi giuro Maestro medico, essi erano di certo morti, eppure si muovevano ancora e facevano come le belve. E quando infine essi mi raggiunsero dovetti prendere la falce e usarla su di loro, mozzandogli le teste come spighe.

E se voi dite che essa è solo una follia della testa, datemi allora una medicina che mi faccia vedere chiaro, perché questo è quello che mi ricordo: occhi morti, sangue che diveniva scuro e denti che cercavano di mangiare la mia carne.

Io li ho visti mordersi tra loro e diventare demoni, come passandosi il male dei cani rabbiosi o le maledizioni degli uomini che diventano belve.

Curatemi, giudeo, che essi hanno morso anche me!»

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La Seconda Novella del Decamerone dei Morti trae ispirazione dall’iconografia del Tristo Mietitore (Grim Reaper), una delle immagini più comuni della Morte.

Il Decamerone dei Morti 

o

L’alba dei Trapassati Redivivi

Dieci storie di altrettanti sopravvissuti raccontano i terribili avvenimenti di un’epoca oscura in cui l’Europa cadde nella morsa della mortifera pestilenza in grado di far rialzare i morti. Tre donne e sette uomini narrano le vicende loro e della compagnia in cui militano, in modo da lasciare un ricordo di quei terribili giorni e perché la loro esperienza possa essere di aiuto alle generazioni future.

Seppure un futuro vi potrà essere.

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