Il Decamerone dei Morti – La novella di Macario

by • 27/04/2013 • Decamerone dei Morti, Racconti, Roba mia, RomanziComments (0)9532

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Il Decamerone dei Morti! Un’anteprima della Novella Settima o di Macario, anche detta de Il giorno dei Morti. Il Decamerone dei Morti è disponibile sul sito di Origami Edizioni!

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Per Firenze si distribuiscono gli armati e da lungi ricacciano i Morti in numerose schermaglie e combattimenti.
Si palesa di poi l’istanza di recuperar ai fiorentini l’Oltrarno invaso dagli Afflitti e vengon fatti piani e strategie per quelle battaglie susseguenti.

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Estratto dalla Novella Settima o di Macario

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Voi sapete bene che prima di aggiungermi all’armata di Galeotto Malatesta, ero monaco professo e uomo di pace, benché questa belligeranza io credo esser santa più di ogni altra, perfino di quelle che proprio guerre sante eran chiamate, e ad essa partecipo con gran sollecitudine. Ma uomo di battaglia non sono né mai invero lo sarò e già son lieto al pensiero di quando verrò con voi amici lontano da questi bastioni, in quel luogo che Ferrante ci ha descritto, ove forse potrò dedicarmi meglio alla preghiera e alla cura delle cose spirituali.

Fui di quelli detti Umiliati e con i confratelli miei vivevo presso il convento e la chiesa di Ognissanti, vicino al Ponte alla Carraia, dove insieme secondo nostra regola vivevamo, pregavamo e operavamo molti lavori e mansioni per il sostentamento nostro e l’elemosina dei bisognosi. Dio solo mi fu di conforto quando vidi la città tramutarsi via via in un girone dell’inferno e tutti i miei fratelli, amici e conoscenti cader sotto i morsi e i colpi dei dannati per poi sollevarsi e diffonder strage. Benché umiliato e forte della fede nell’Onnipotente, compresi ben presto che non preghiere o inni poteano salvarci dalla morte più atroce, bensì fermezza d’animo e di corpo; sicché spinsi all’opere utili i pochi che nell’ordine fossero saldi e capaci a serrar la nostra chiesa e disporre delle piccole difese. Eppure l’animo nostro era di commiserazione, una pietà che finì per farci cadere l’uno dopo l’altro, per troppo pio desiderio di voler accogliere e confortare i feriti e i disperati e di cercar in ogni modo di curare quello che curare non si potea. Gli afflitti che volevam salvare presto ci si rivoltaron contro e i monaci miei compagni tutti uno dopo l’altro vennero ghermiti e aggiunti al numero dei maledetti, finché io solo non ne fuggii e raggiunsi altri sopravviventi e mi unii a loro nelle battaglie.

Ma tralasciando ora la mia vita di frate guerriero e ritornando a trattar della commemorazione dei defunti, in questo dì dedicato ai nostri morti, se il mondo fosse rimasto quello di un tempo, io mi sarei recato presso le famiglie devote d’Oltrarno a prestar sollievo, distribuir i proventi della nostra opera ed elargir elemosine, così come i miei confratelli tutti si sarebbero mossi verso coloro che più cognoscevano e riguardavano, svolgendo con gioia gli offici richiesti dai fedeli, dando conforto per le case e pregando nelle cappellette per i loro cari. (…)

Oggi di certo non vi è più necessità di queste incombenze, che servono a ridestare il cordoglio verso il destino dopo la morte e a ricordare i nostri parenti scomparsi, perché è palesato a tutti che i trapassati nostri ci ricordano anche troppo da loro stessi la propria presenza, e la mortalità dei corpi ci appare d’innanzi a ogni piè sospinto, senza bisogno che si vada a celebrarla nelle chiese. Anzi, è lei stessa che viene a celebrar noi.

Non siamo più noi a mangiar il pane dei morti, ma questi a far cibo di noi vivi.

E pur con l’amaro riso di queste riflessioni, la provvidenza e la saggezza divine hanno statuito che proprio oggi noi si desse ai Trapassati che ci assediano sì tanto forte e definitiva distruzione, ché i più parlano oggi stesso di vittoria della vita sulla morte. Quale altro modo migliore per festeggiar questa ricorrenza? Festa più dei vivi che dei morti, pare oggi che sia.

Ecco dunque che vi racconto quello che oggi io stesso vidi e feci, affinché nelle pagine di messer Francesco vi siano riportati questi fatti tanto importanti…

Death-Taking-The-Monk-And-The-Abbot-From-The-Danse-Macabre

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Il Decamerone dei Morti 

o

L’alba dei Trapassati Redivivi

Dieci storie di altrettanti sopravvissuti raccontano i terribili avvenimenti di un’epoca oscura in cui l’Europa cadde nella morsa della mortifera pestilenza in grado di far rialzare i morti. Tre donne e sette uomini narrano le vicende loro e della compagnia in cui militano, in modo da lasciare un ricordo di quei terribili giorni e perché la loro esperienza possa essere di aiuto alle generazioni future.

Seppure un futuro vi potrà essere.

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