Il Decamerone dei Morti – La novella di Orlando

by • 20/04/2013 • Decamerone dei Morti, Racconti, Roba mia, RomanziComments (0)2264

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Il Decamerone dei Morti! Un’anteprima della Novella Sesta o di Orlando, anche detta de La fine della gloria del mondo. Il Decamerone dei Morti è disponibile sul sito di Origami Edizioni!

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Orlando, nobil fanciullo di gran schiatta, assiste da lungi alla Caduta di Firenze e attende con la madre una occasione per trovar salvezza.
Viene ordito un sotterfugio che riesce ad ingannar i Morti, ma egli finisce per compiere una discesa agli inferi, che si concluderà in maniera inattesa.
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Estratto dalla Novella Sesta o di Orlando

(…)

Giunsi al fondo della scala e mi ritrovai in una stanzarella stretta e lunga e in fondo ad essa vidi una piccola porta serrata dalla mia parte, con una gran sbarra di ferro che la agganciava e le impediva di aprirsi. Alle mie spalle si accalcavano i Morti, quindi non pensai nulla se non ad aprir quell’uscio e a sgusciarvi dentro. Ed eccomi entrato in una catacomba antica, fatta di grandi archi e volte e gremita di tombe, che eran sia fatte in legno e vecchie e nuove, sia in pietra e marmi e graniti.

La porta si apriva verso la cripta e prima che potessi capir che fare, per evitar l’arrivo dei Morti dalla chiesa, io chiusi dietro di me l’uscio, spingendovi contro uno di quei vuoti catafalchi di gran peso, di modo che fosse bloccata e non si potesse in alcun modo aprire.

Solo allora mi volsi e mi guardai attorno.

Dall’alto della cripta un lucernario lasciava passar un filo di chiarore, sicché, quando adeguai lo sguardo alla fioca luce, potei vedere l’ossario che mi circondava, in tutto il suo decadimento.

(…)

Da una delle bare di legno, proveniva un mugolio e un orrendo strepitare e qualcosa grattava dall’interno con forza e si muoveva sotto il coperchio inchiodato.

Non appena mi trovai accanto ad essa, le grida e le graffiature dall’interno crebbero ancora e il coperchio cominciò a smuoversi e traballare.

Da oltre un’arcata, intanto, in uno spazio angusto che non potevo vedere bene per la penombra, una figura stava come inginocchiata a terra e rosicchiava ossa sparse attorno a sé, cercando di spezzar tibie e succhiar midolli. Lentamente volse la testa verso di me, ponendosi in parte alla luce, e mi scrutò attraverso i lunghi capelli sporchi che gli cadevano sul viso scarnificato.

E ancora, carcasse e cadaveri che eran poggiati sui catafalchi e che per le loro condizioni deturpate eran rimasti per giorni sdraiati e immobili, si rianimarono tutti insieme alla mia presenza, quando ebbero avvertito il mio respiro e i miei movimenti. Essi eran colpiti dal Flagello, ma i Morti che li avean contaminati doveano aver spezzato loro le ossa o divorato i tegumenti, perché essi non si erano alzati dopo la Morte Prima ma restavan giaciuti nel luogo e nel modo della loro deposizione, solamente adesso rianimandosi e allungando gli arti spezzati verso di me. Altri ancora, più capaci a vagar d’intorno di quelli che già vi dissi, non avean fatto altro dalla sepoltura che divorar i morti più antichi e a svellerne i resti secchi di pelle dal carcassame o a svuotarne le interiora, che altro non avean da divorare se non se stessi e i pezzi secchi dei loro antichi compari. Tutte quelle salme, che meglio avrebbero dovuto aspirare al cielo e alla vita eterna cominciarono invece in quel momento a muoversi e levarsi e cacciaron da quelle gole spezzate sospiri immondi e bassi latrati.

Ben presto, tutto attorno a me da ogni lato i Morti presero a tremare, a voltarsi, a strisciare, a volgersi d’intorno e a rialzarsi ed eran di tutti quei tipi infimi che ieri Cacciaguida ci nominava: Carcasse e Scheletri, Mangiamorti e Carogne, Fantocci d’ossa e Masticatori di sudari.

Avevo chiuso fuori dalla porta quei Morti furenti che mi avean seguito fin lì, per poi cadere chiuso in una catacomba di Trapassati abbandonati, che si eran ridestati e ora bramavan la mia carne. Non potevo uscire o fuggire in alcun luogo, ero caduto e incespicato più volte, ferendomi le mani e le gambe, avevo abbandonato l’alto della mia torre per raggiungere il più basso e fetido luogo di morte e decomposizione, ero affannato, disperato e terrificato e adesso non sapevo cosa fare altro se non ristare in mezzo ai defunti a scrutarmi da ogni lato attendendo che mi arrivassero ad abbrancare.

Ecco la gloria del mondo!

 Finis_gloriae_mundi_from_Juan_Valdez_Leal

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Il Decamerone dei Morti 

o

L’alba dei Trapassati Redivivi

Dieci storie di altrettanti sopravvissuti raccontano i terribili avvenimenti di un’epoca oscura in cui l’Europa cadde nella morsa della mortifera pestilenza in grado di far rialzare i morti. Tre donne e sette uomini narrano le vicende loro e della compagnia in cui militano, in modo da lasciare un ricordo di quei terribili giorni e perché la loro esperienza possa essere di aiuto alle generazioni future.

Seppure un futuro vi potrà essere.

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