La Signora delle Paludi

by • 02/06/2011 • Codice Cariddi, Roba miaComments (0)1472

Una moneta che raffigura la ninfa Pelorias e alcuni suoi attributi

Capo Peloro è terra di antichi dei, di mostri marini, di templi e città perdute. Lo stesso nome “Peloro” significa in greco “mostruoso, gigantesco, immane”, anche se, a guardarlo oggi, Capo Peloro sembra solo una tranquilla lingua di sabbia. In ogni caso, secondo i miti dei nostri predecessori, proprio a Capo Peloro viveva la dea Pelorias, una ninfa delle acque e della costa il cui nome deriva da quello del promontorio.

Pelorias era uno spirito della natura che abitava tra i “pantani” del capo, raffigurata nelle antiche monete di Messina come una donna dai capelli intrecciati di canne e rose di palude. Essa era forse una personificazione di Gaia Pelore, ovvero la Grande Madre Terra dei Greci, la stessa divinità che diede a Crono la falce (zankle) con cui egli evirò il proprio padre. Era quindi una sorta di gigantessa primordiale, che incarnava il principio più selvaggio e inumano della natura. Ma essa era anche, nelle immagini mutevoli del mito, una bella e amabile ninfa, capace di fare innamorare di sé principi e guerrieri.

Pelorias era la “Signora delle Paludi”, poiché aveva la sua dimora tra gli acquitrini della punta nord di Messina. Le numerose monete su cui appare raffigurano anche delfini e tridenti, conchiglie e mitili, tutti simboli ad essa legati. Uno di questi disegni è invece misterioso: una sorta di quadrato di linee incrociate, al centro del quale è raffigurata una conchiglia. Mai spiegato con certezza, secondo alcuni studiosi esso ricorda il tempio segreto della dea, nascosto tra i canneti dei pantani. Tra le varie conchiglie associate alla dea c’era anche la pinna nobilis, una specie di cozza gigante (“peloria” appunto) considerata preziosissima dagli antichi.

La Pinna Nobilis

Dai filamenti di questo mitile, si tesseva infatti una pregiata tela chiamata “bisso”, degna di re e principesse e commerciata in tutto il mediterraneo. La Pinna nobilis fu a sua volta portata nei nostri laghi dai Fenici, che prima dell’arrivo dei Greci, qui la coltivavano, lavoravano e ne vendevano il ricavato.

Forse, quando si aggirava tra le acque torbide di Capo Peloro, la Signora delle Paludi portava indosso una veste di bisso, che risplendeva come il sole.

Bisso pulito e pettinato, vero e proprio tessuto d’oro

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0 Responses to La Signora delle Paludi

  1. Elisa.Styles says:

    Non cercavo questo -.-” volevo trovare la storia di ninfa pelorias… non so se la conosciete ma mi serve per domani,…..

  2. Donny says:

    This excellent posting, “La Signora delle Paludi | Caponata Meccanica” indicates that
    you really understand precisely what u r speaking about!
    I personally totally agree. With thanks -Katja

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