La Spada di San Michele

by • 25/09/2011 • Codice Cariddi, Roba miaComments (0)1605

San Michele sconfigge il diavolo

 

Colui che a prima vista ci era parso un chitarrista metallaro

di borchie d’oro, l’aureola scintillante,

si rivela in realtà e con nostro vivo disappunto

San Michele Arcangelo con la spada fiammeggiante.

Giorgio Canali

San Michele – illustrazione moderna

Il 29 settembre si festeggia, anche a Messina, il santo cristiano Michele. Ma San Michele non è un qualsiasi pio eremita barbuto del medioevo, bensì niente di meno che l’arcangelo capo supremo delle armate celesti, quello che nell’Apocalisse combatte il grande Drago a capo degli angeli caduti e lo sconfigge per conto del Signore degli Eserciti.

Per le religioni monoteiste, questo mammasantissima è l“Angelo personale del Signore”, il Serafino che deteneva (prima di San Pietro) le chiavi del paradiso, che si è occupato di Adamo e che ha scoperchiato il sepolcro di Gesù. Le chiese avventiste affermano addirittura che lo stesso Cristo ne sia l’incarnazione in terra.

Egli è il protettore di tutti i cristiani e colui che pesa le anime dei morti nel giudizio finale.

Il Corano dice che Michele non sorride mai e il suo essere una sorta di “spietato distruttore” celeste, ne ha fatto il simbolo di associazioni di ultradestra come la Guardia di Ferro rumena e la nostrana Forza Nuova.

Nonostante questa controversa reputazione, la festa di San Michele rappresenta la trasposizione cristiana della celebrazione dell’Equinozio di Autunno, il momento in cui termina l’estate, ci si prepara alla discesa del sole sempre più in basso all’orizzonte (“negli inferi”), la notte prevale sul giorno e arrivano il freddo, il buio e la pioggia.

Nel cristianesimo orientale, il culto dell’arcangelo supremo avveniva in santuari chiamati Michaelion, e da levante esso si diffuse anche in Italia, specialmente in quei luoghi più imbevuti della spiritualità “ortodossa” come Messina.

 

Nella nostra provincia chiese dedicate a questo arcangelo sono sorte a Savoca, Roccalumera, Patti, Sant’Angelo di Brolo, Motta Camastra e Messina stessa, nella zona che ancora si chiama San Michele.

Durante le feste patronali, gli spettacoli pirotecnici dei devoti lanciano in cielo lunghe scie di fuoco, un lontano ricordo della spada fiammeggiante brandita dall’arcangelo a difesa del mondo.

 

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