L’uomo che scrisse la Lettera della Madonna

by • 14/08/2011 • Codice Cariddi, Roba miaComments (0)1570

Konstandinos Laskaris, Costantinopoli, 1434 – Messina, 1501

 

Nato a Costantinopoli e venuto in Italia dopo la rovina dell’impero d’oriente, Costantino Lascari fu un erudito e dotto bizantino che portò l’insegnamento del Greco presso corti e cenobi di tutta la penisola.

Giunto a Messina intorno al 1470 e ottenuta la benevolenza dei Messinesi e la cittadinanza onoraria, Lascari ricambiò l’amicizia dimostratagli curandosi più volte della storia della città. Il suo contributo più celebre è sicuramente il testo della “Lettera di Maria Vergine ai Messinesi”, simbolo supremo della devozione cattolica locale.

Il quadro della Madonna della Lettera di Riposto

Sebbene l’originale in greco di questa clamorosa missiva fosse andato “perduto” in circostanze mai chiarite, Lascari ne avrebbe ritrovato una copia in un monastero alla periferia di Reggio Calabria e l’avrebbe tradotto come noi oggi lo conosciamo, ovvero un clamoroso e riconosciuto falso storico e teologico.

Tra la fine del ‘400 e la prima metà del ‘500 moltissime furono le opere di storia riscritte e inventate a favore dei beni e della dottrina della Chiesa Latina. Vengono composte vite di santi e martiri mai esistiti, vengono falsificati diplomi e atti di cessione di beni agli enti ecclesiastici, viene riscritta la storia amministrativa e religiosa dell’Italia.

Costantino Lascari e Messina non si sottraggono a questo gioco: la Lettera della Madonna e altri documenti analoghi vennero realizzati con tutta probabilità nel Monastero del San Salvatore (penisola di San Raineri) a maggior gloria del papato e dei cattolici messinesi.

 

Grazie al sostegno e alla propaganda del tempo, oltreché alle sue certe abilità letterarie, Lascari inventò così leggende e tradizioni per l’amata Messina, falsificò la storia e creò paradossi insostenibili che hanno avuto molta più fortuna della verità ufficiale, finendo per essere oggi considerato “maestro di lettere greche ma anche abile adulatore di vere e false glorie municipali”.

Nonostante questo saggio e accondiscendente falsario della storia sia poco conosciuto dai messinesi, il più grande riconoscimento resta comunque nel luogo simbolo della più clamorosa delle sue truffe.

All’ingresso del porto, dove campeggia la sua benedizione verso la città dello Stretto.

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