I Mewlips di Tolkien

by • 02/01/2014 • Consigli per gli acquisti, Roba mia, TraduzioniComments (0)3431

L’inquietante filastrocca “I Mewlips” scritta da JRR Tolkien appare nel libro Le Avventure di Tom Bombadil, che raccoglie una serie di poemetti e opere analoghe, tutti componimenti brevi scritti dal creatore de Lo Hobbit e de Il Signore degli Anelli e inseriti nel Legendarium della Terra di Mezzo.

Le Avventure di Tom Bombadil sono l’unico altro libro voluto, scritto e pubblicato da Tolkien in vita tra quelli dedicati alla Terra di Mezzo, mentre tutto quello che venne dopo la sua morte e curato dal figlio Christopher (Silmarillion e Storie della Terra di Mezzo) è per forza di cose “impropriamente” attribuito al professore di Oxford. La raccolta è uscita nel 1962 in lingua inglese e nel 1978 in italiano.

Secondo la mitologia interna del Legendarium, tutto il testo de Le Avventure di Tom Bombadil si trovava nel Libro Rosso dei Confini Occidentali ed è in questo modo arrivato fino ai nostri giorni dalla Quarta Era. Insomma, Signore degli Anelli, Avventure di Tom Bombadil e Hobbit sarebbero un unico libro tramandato attraverso i millenni, scritto dagli hobbit e da essi custodito per un po’ prima di diventare un testo ritradotto in inglese moderno e diffuso da Tolkien.

All’interno de Le Avventure di Tom Bombadil, una delle pagine più paurose è quella che descrive i Mewlips, esseri spaventosi e viscidi, che richiamano in parte gli Spettri dei Tumuli e delle Paludi Morte e in parte Gollum nella sua versione peggiore. Dopo qualche studio effettuato dagli appassionati, è stato stabilito dove si trovi il posto descritto nella poesia,“oltre i Monti Contorti, in una valle ammuffita dove gli alberi sono grigi, ai bordi di una pozza immota e scura.” Si tratterebbe di un luogo remoto delle Terre Selvagge, a oriente del Bosco Atro e a sud delle Paludi Lunghe, presso un’antica città degli uomini, forse addirittura di Numenoreani o Numenoreani neri oramai sepolta dagli acquitrini. I Monti citati sarebbero quindi quelli di Bosco Atro, la “strada solitaria” sarebbe l’antica via nanica che taglia la foresta e anche i “ragni” sono quelli della cupa selva un tempo conosciuta come Boscoverde il Grande, mentre la Palude del Rospo corrisponderebbe alle Paludi Lunghe.

La poesia è una versione riadattata alla Terra di Mezzo di un poemetto precedente di Tolkien, scritto forse nel 1927 e chiamato Knocking at the door. L’attuale versione si intende invece essere una sinistra filastrocca che gli hobbit della Contea si tramandavano e derivava probabilmente dai tempi in cui i loro antenati erano stanziati nelle Terre Selvagge e si raccontavano storie paurose su queste orride creature.

The Shadows where the Mewlips dwell

Are dark and wet as ink,

And slow and softly rings their bell,

As in the slime you sink.

 .

You sink into the slime, who dare

To knock upon their door,

While down the grinning gargoyles stare

And noisome waters pour.

Beside the rotting river-strand

The drooping willows weep,

And gloomily the gorcrows stand

Croaking in their sleep.

 .

Over the Merlock Mountains a long and weary way,

In a mouldy valley where the trees are grey,

By a dark pool´s borders without wind or tide,

Moonless and sunless, the Mewlips hide.

 .

The cellars where the Mewlips sit

Are deep and dank and cold

With single sickly candle lit;

And there they count their gold.

 .

Their walls are wet, their ceilings drip;

Their feet upon the floor

Go softly with a squish-flap-flip,

As they sidle to the door.

 ,

They peep out slyly; through a crack

Their feeling fingers creep,

And when they´ve finished, in a sack

Your bones they take to keep.

 .

Beyond the Merlock Mountains, a long and lonely road,

Through the spider-shadows and the marsh of Tode,

And through the wood of hanging trees and gallows-weed,

You go to find the Mewlips – and the Mewlips feed.

Ci sono dei bellissimi video e audio su questa poesia, compresa un’animazione e una lettura dello stesso Tolkien:

La versione tradotta in italiano negli anni ’70 e ancora oggi presente nell’edizione Bompiani è di Isabella Murro, che ha prediletto la traduzione pedissequa dei versi a un approccio più musicale:

I Mewlips

Le ombre ove dimora dei Mewlips la gente

Son come inchiostro nere e tenebrose;

e soffice suona la campana lentamente

Mentre affondi in un fango melmoso.

 .

Il fango che inghiotte colui che osa

Alla loro porta bussare;

mentre scroscia l’acqua rumorosa

I doccioni, col ghigno, ti stanno a guardare.

 .

Accanto alla riva del fiume marciscente

Piangono i salici incurvati,

E i corvi nel sonno mestamente

Gracchiano addormentati.

 .

Al di là dei monti Merlock c’è un lungo sentiero

Che porta a una valle ove ogni albero è nero

Alle rive di uno stagno senza vento o marea alcuna

Dove i Mewlips si nascondon, non c’è sole e neanche luna.

 .

Le caverne buie dove vivono costoro

Son umide, fredde e ime,

E lì contano tutto il loro oro

Alla luce fioca di un sol lume

 .

Le pareti sono umide e i soffitti gocciolanti

E i lor piè sul pavimento

Fanno cicche-ciac striscianti

Mentre sguscian furtivamente.

 .

Spian cojn astuzia ed un dito

Da una fessura fan passare

E in un sacco, quando hanno finito,

Metton le tue ossa – per poterle conservare

 .

Al di là dei monti Merlock, un solitario cammino

Attraversa ombre di ragno e di Tode l’acquitrino

Attraverso boschi di alberi curvi ed erbe malsane

Tu li vai a visitare – e i Mewlips non han più fame.

Sinceramente non sono soddisfatto da questa traduzione, che sbaglia troppe volte metriche e rime, e me ne sono fatto una tutta mia, un po’ alla buona ma basata essenzialmente sul ritmo originale e con l’andamento di una sinistra filastrocca di morte. Nello spirito di semplicità che dovrebbe animare la localizzazione italiana di filastrocche dei Mezzuomini, ho lavorato un po’ di etimologia per rendere in italiano Mewlips, Merlock, Tode e qualche altro termine tolkieniano, preso dall’antico e medio inglese.

In particolare era necessario trovare tra tutti il modo migliore di rendere “Mewlips”, un termine che allude a “una pericolosa creatura che lancia piagnucolii e miagolii per attirare in trappola i viaggiatori”. Scartati Piagnucoloni, Paludroni e Piagnoni, mi è rimasto il semplice e secondo me inquietante Miagoloni:

I Miagoloni

In antri scuri, umidi e spenti

stan quatti i Miagoloni

e suonan tocchi cupi e lenti

se affondi i tuoi scarponi

nei fanghi che circondano

la lor porta dirocca

e i doccioni ti osservano

versando acqua di bocca

 .

Per argini cadenti affondano

tronchi corrotti e torvi,

su cui nel sonno gracchiano

Malaugurati corvi.

 .

Oltre i Monti Contorti su un sentiero lontano,

in una valle ammuffita dove ogni albero è strano,

presso una pozza scura senza brezze od onde,

lontano da sole e luna qualcosa si nasconde

 .

In sotterranei freddi e fondi

stan pronti i Miagoloni

e con lumini gli ori immondi

conteggiano a tentoni.

 .

Il muro guasto sta crollando

e stillano le volte,

i piedi piano van sguazzando

tra camere sepolte.

 .

Fa capolino dalla porta

questa oscura genìa

e tolta la tua carne morta

le tue ossa si portan via

 ,

Dietro i Monti Contorti e poi per la via solinga,

oltre le ombre dei ragni e in mezzo all’erba-stringa

e delle Paludi del Rospo nel bosco desolato,

i Miagoloni trovi e finisci mangiato.

  

La filastrocca dei Mewlips è stata anche la base dell’avventura tutoriale che si trova nel gioco di ruolo L’Unico Anello di Francesco Nepitello “La campana della palude“.

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Leggi anche: 

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LA STORIA DELLA TERRA DI MEZZO – IL LEGENDARIUM DI JRR TOLKIEN

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