Mondi secondari e verosimiglianza – perchè dire “tanto è fentasi” non basta!

by • 28/05/2013 • Roba miaComments (11)3513

I Mondi Secondari devono essere plausibili e coerenti oppure in nome di una “bella storia” siamo disposti ad accettare tutto?

“Com’è possibile?” è la domanda che può distruggere la sospensione dell’incredulità e rovinare una bella ambientazione. I Mondi Secondari devono essere verosimili e credibili oppure il nostro desiderio di storie ci fa passare sopra a qualsiasi implausibilità?

Una cosa che riscontro spesso e su cui mi soffermo quando leggo un fumetto o un libro fantasy, vedo un film o sfoglio/gioco un manuale per un gdr è il rapporto tra Mondo Secondario (l’ambientazione descritta e rappresentata) in cui si svolgono le vicende della storia e Mondo Primario (la nostra realtà – il nostro pianeta). In particolare: mi sto immergendo in un mondo plausibile o implausibile? Mi rendo conto che è tutta finzione irreale oppure l’immersione è totale e inconsapevole?

La (semplice) teorizzazione su Mondo primario e Mondi Secondari è dovuta a JRR Tolkien che così si esprime: 

“Il Narratore (story-teller) crea un Mondo Secondario in cui le vostre menti possano entrare. All’interno di esso, ciò che il narratore racconta è vero: si accorda con le leggi di quel mondo.”

“Ogni scrittore che crei un Mondo Secondario probabilmente desidera almeno in parte essere un creatore effettivo, o almeno spera di attingere alla realtà: spera che l’essenza propria di questo Mondo Secondario (se non ogni suo particolare) derivi dalla realtà oppure vi confluisca.”

“Se stiamo coscientemente sopprimendo il nostro scetticismo quando leggiamo”, cioè se accettiamo coscientemente la sospensione dell’incredulità, “allora la storia che stiamo leggendo ha evidentemente fallito il suo scopo di farci immergere in essa. Nel momento in cui ritorna l’incredulità, l’incantesimo è spezzato e la magia, o piuttosto l’arte, ha fallito.”

L’Averoigne di CA Smith è una regione fantastica, ma si trova sulla nostra Terra.

Nella mia personale visione questo significa che se il Mondo Secondario creato dall’autore è troppo irreale o inconsistente, o ancora incredibile o impossibile, l’Incantesimo si spezza e la mia incredulità mi rovina il gioco, la visione o la lettura. Questa cosa mi accade ogni volta che succede una cosa ben precisa, e sempre e solo nel fantasy:

L’ambientazione è simile alla Terra, ma non è la Terra.

Mi spiego meglio:

  • Le storie di avventura, i thriller, i mistery, i romanzi storici, i gialli e i noir parlano di un Mondo Secondario adattato dall’autore sulla base della realtà, talmente ricalcato sul nostro Mondo Primario da non avere incoerenze evidenti. E’ la Terra! Nonostante gli elementi esotici, misteriosi, inquietanti, action e straordinari la facciano da padrone in queste storie, Il principio di realtà è salvo.
  • La fantascienza parla del futuro del nostro Mondo Primario: “cosa potrebbe accadere un giorno“. A partire da questo assunto, se l’ambientazione è ben realizzata va bene tutto, perché in teoria in futuro potrebbe accadere di tutto. Il principio di realtà è salvo.
  • L’horror e il soprannaturale parlano del nostro Mondo Primario in cui irrompe qualcosa di straordinario. Se l’elemento fantastico è motivato e circoscritto, rimane accettabile: ci saranno degli elementi fantastici o straordinari ben innestati in un contesto credibile. Il principio di realtà è salvo se viene anche spiegato perché non avevamo mai avuto prima percezione di quell’elemento fantastico nel Mondo Primario in cui viviamo oppure se l’elemento fantastico sta per cambiare la nostra realtà nel presente o nell’immediato futuro (virus mortali, apocalissi varie, outbreak di zombi, invasioni aliene e così via).
  • Steampunk, urban fantasy e altri generi ucronici parlano del nostro Mondo Primario, in cui qualcosa di straordinario o diverso è accaduto lungo la linea del tempo che porta al nostro presente o è filtrato attraverso il velo della realtà. Il principio è quello del “cosa accadrebbe se…“. Per sua stessa natura l’ucronia è un’ipotesi volutamente irreale, che può creare un senso continuo di irrealtà perché tutti sappiamo che quel what if non è mai realmente accaduto. Il principio di realtà è compromesso e tuttavia il contesto rimane credibile e anzi, della credibilità di questo Mondo Primario alternativo, si nutre essenzialmente il genere.
  • Il Fantasy in tutte le sue declinazioni principali parla invece di Mondi Secondari diversi dal nostro, in cui valgono regole magiche impossibili nella nostra realtà, ci sono creature e scienze diverse da quelle reali: altri mondi con altre leggi. E tuttavia, il principio di realtà viene abbondantemente compromesso quando si riscontrano elementi comuni del mondo Primario in quello Secondario creato dall’autore, senza alcuna spiegazione logica di ciò. Ci sono i lupi, le querce, i cavalli e gli uomini, le spade e la metallurgia, i castelli e le foreste della Terra, ma non è la Terra. Com’è possibile? Perché la gravità, la chimica, la meteorologia, l’evoluzione e il senso estetico funzionano esattamente come la Terra? Il fatto che esista questa contraddizione annulla e abbatte quasi sempre il principio di coerenza e plausibilità che rende le ambientazioni vivide, credibili e appassionanti.

“Com’è possibile?” è la domanda a cui bisogna rispondere se non si vuole perdere qualsiasi senso della realtà e dell’immersività di una storia. “Com’è possibile che in questi mondi secondari ci siano tutte le cose (piante, animali, minerali, leggi fisiche, meteorologia, stagioni) della Terra che l’autore ha deciso di metterci per farci immedesimare meglio, ma non sia la Terra? Come fanno a convivere Draghi e Cavalli nello stesso mondo? Uomini e Giganti, Orchi e Scimmie, Aquile e Fellbeast?”

Alle origini del genere fantasy, tutti gli autori di un certo spessore si sono confrontati con questo paradosso e ciascuno ha dato la sua soluzione, in un modo o nell’altro:

  • Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit e il Legendarium della Terra di Mezzo: E’ la nostra Terra, qualche migliaio di anni prima della nostra era. Tutti gli eventi della fine della Terza Era, che si conclude con la sconfitta di Sauron, preluderebbero alla fine della nostra “preistoria”.
  • Le avventure di Conan e le altre opere di R. E. Howard: E’ la nostra Terra, qualche migliaio di anni prima della nostra era oppure nei secoli della nostra storia. Pur con tutte le dovute imprecisioni, le avventure di Conan il Cimmero, Kull di Valusia, Bran Mac Morn, Solomon Kane e tutti gli altri eroi dello scrittore texano sono ben radicati nel nostro mondo.
  • I romanzi fantasy di Jack Vance per esempio quelli di Lyonesse o della Terra Morente: E’ la nostra Terra, nel suo passato o nel lontanissimo futuro. Lyonesse è da qualche parte nel Mare del Nord quindi quello che vi accade ha un contesto plausibile.
  • I romanzi fantasy di Clark Ashton Smith, per esempio quelli di Averoigne, Hyperborea, Marte e ZothiqueE’ la nostra Terra, nel suo passato o nel lontanissimo futuro. Averoigne è da qualche parte in Francia e Hyperborea in Groenlandia, quindi quello che vi accade ha un contesto plausibile.
  • Il ciclo di Shannara di Terry Brooks: E’ la nostra Terra, però nel futuro. La società è caduta e il mondo è tornato ad una sorta di medioevo magico, grazie anche al “ritorno” di creature fatate e demoniache.
  • I Miti di Cthulhu e tutta l’opera di Lovecraft: E’ la nostra Terra, il nostro tempo, il nostro universo, nonostante si arrivi alle vacuità cosmiche e ai mondi del sogno (dimensione parallela ma interna alle menti umane).
  • Le avventure di Tarzan, John Carter e gli altri eroi di ER Burroughs, ma anche Verne, Salgari e tutti i Mondi Secondari del meraviglioso e dell’avventura esotica o scientifica: E’ la nostra Terra, il nostro Sistema Solare. Giungle, isole perdute nel pacifico, il centro della terra, i pianeti del nostro sistema solare. Il massimo dell’esotismo concepibile restando “agganciati alla realtà”, ma pur sempre il nostro mondo.
  • Il ciclo di Darkover di Marion Zimmer Bradley “la Regina del Fantasy”: E’ il nostro universo e gli uomini hanno portato in un lontano futuro su Darkover le specie della Terra che si sono mescolate alle creature e alle magie di quel pianeta lontano. Questo genere di escamotage fu diffuso tra molti scrittori per oltre due decenni e viene identificato come “science fantasy”. Un ottimo sistema per contrastare il principio di irrealtà, tuttavia ormai grandemente abusato. A questo filone appartiene anche il ciclo di Windhaven di George RR Martin.

Nonostante questi tentativi di aggirare il problema dell’irrealtà nei mondi fantasy, originariamente sentito come fondamentale da tutti gli autori del genere, oggi sembra che nessuno si ponga più questo problema.

Al contrario del mondo di Windhaven, il ciclo di Game of Thrones di George RR Martin non ha alcun appiglio di questo tipo. E’ un altro mondo e ci sono i draghi, gli estranei e i demoni d’ombra, ma anche i cavalli, i cani, i leoni, gli uomini e i castelli. Com’è possibile? Stessa cosa avviene per il ciclo di Earthsea di Ursula Le Guin, per i mondi di D&D (ma all’inizio non era così e Gygax aveva costruito una teoria su cinque mondi paralleli, che comprendevano la nostra Terra e 4 Mondi Secondari) e della maggior parte dei giochi di ruolo fantasy contemporanei, per i cicli di Joe Abercrombie, Scott Lynch, Michael Moorcock, Robin Hobb, Terry Goodkind, David Eddings e praticamente di tutti gli altri autori che vi vengono in mente.

Cosa sono questi mondi? Dove sono? Perché ci sono cose della Terra ma non sono la Terra? Com’è possibile?

 

Jack Vance ha fatto i compiti a casa: Lyonesse si trova sulla nostra Terra, quindi ci possono essere le stagioni come noi le conosciamo, le navi, i castelli e la magia…

Alcuni hanno provato a giustificare tutto con teorie come Multiversi o Dimensioni Parallele, ma è solo uno sporco trucco: se si vuole parlare di Multiversi e Dimensioni Parallele si deve farlo incentrando le storie sulle differenze tra i mondi, sui varchi, sui viaggi planari, sulle stesse divergenze che rendono diverso quel mondo Secondario rispetto al nostro Primario e sul senso stesso della realtà, così come avviene per il genere ucronico.

Se invece “è un mondo parallelo al nostro” dove ci sono tutte le cose che servono all’autore per buttare giù una banale storia fantasy con lupi, cavalli, uomini e draghi, senza che alcuno spieghi il perché, allora la domanda rimane e basta da sola a infrangere qualsiasi senso del meraviglioso della storia:

“Com’è possibile?”

Esagero su questa storia dei Mondi Secondari “verosimili”? Voi cosa ne pensate?

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11 Responses to Mondi secondari e verosimiglianza – perchè dire “tanto è fentasi” non basta!

  1. Andrea says:

    Non sono d’accordo. O, meglio, non sono d’accordo con la parte che dice: “(nel fantasy) tuttavia, il principio di realtà viene abbondantemente compromesso quando si riscontrano elementi comuni del mondo Primario in quello Secondario creato dall’autore, senza alcuna spiegazione logica di ciò. Ci sono i lupi, le quercie, i cavalli e gli uomini, le spade e la metallurgia, i castelli e le foreste della Terra, ma non è la Terra. Com’è possibile? Perché la gravità, la chimica, la meteorologia, l’evoluzione e il senso estetico funzionano esattamente come la Terra? Il fatto che esista questa contraddizione annulla e abbatte quasi sempre il principio di coerenza e plausibilità che rende le ambientazioni vivide, credibili e appassionanti.”
    Dirò di più: quando l’autore giustifica dicendo che è la nostra terra prima della storia conosciuta, a me spezza l’immaginario e fallisce completamente nel tentativo di immedesimazione. Perché? Perché sappiamo com’era la storia e sappiamo che non ci poteva essere una civiltà pseudo-medievale prima di quella degli antichi egizi! Catastrofi naturali od altro che hanno fatto “tornare indietro” la tecnologia sono solo orride forzature aggiunte a posteriori.
    Invece, il fatto che segua le nostre leggi fisiche e riesca in qualche modo a mantener coerenza con gli elementi fantastici, permette al lettore di riuscire a calarsi nell’ambiente perché già sa cosa aspettarsi dalla “parte normale” del Fantasy e meravigliarsi per la “parte fantastica”. Cambiare totalmente le carte in tavola può portare a “perdersi” nell’ambiente senza capire cosa sta succedendo o rendere fantastico ciò che dovrebbe essere normale e stupido ciò che dovrebbe essere fantastico.
    Attenzione che anche storie ambientate nel nostro mondo, ma con elementi che nel nostro mondo non esistono (ad esempio si svolge in Atlantide) non spezzano l’immaginario perché, di fatto, l’autore ci dice: “hai presente la nostra terra? Bene, non lo è: queste son le differenze”. Naturalmente vale se non cerca di giustificare a posteriori per renderla realmente la nostra terra (che spezza l’immaginario).
    A volte la coesistenza tra elementi fantastici ed elementi reali può essere difficile, ma qui sta nell’estro dell’autore riuscire a giustificare la questione. Non faccio esempi perché il commento è lunghissimo. Magari ci ritorno.

    Ciao 🙂
    PS: Ovviamente quello che dico vale per il Fantasy: le percezioni sono diverse in un Urban Fantasy, Steampunk, ecc., ecc.

    • maurolongo says:

      Molto interessante… Io invece preferisco le cose ambientate in Lyonesse, Atlantide, Thule, Hyperborea e Antilia, al centro della terra o sull’Isola del Teschio, perché il contesto geografico/storico potrebbe essere l’unica “eccezione di realtà” e tutto il resto funziona perfettamente. Oppure un mondo del tutto fantastico e alieno, come quello di Avatar, dove tutto quadra ed è coerente con se stesso.
      Ma l’ibrido alla Game of Thrones Terra-ma-non-Terra mi desta ormai grandi perplessità (nonostante io sia un fan impazzito della serie)…

  2. Orsobuffo says:

    Come lettore non mi ero mai posto questo problema, anzi, devo dire che condivido le parole di Andrea: “quando l’autore giustifica dicendo che è la nostra terra prima della storia conosciuta, a me spezza l’immaginario e fallisce completamente nel tentativo di immedesimazione. Perché? Perché sappiamo com’era la storia e sappiamo che non ci poteva essere una civiltà pseudo-medievale prima di quella degli antichi egizi!”
    Ciò che disturba di più la mia sospensione dell’incredulità sono invece le incoerenze interne di qualunque tipo! Se in Game of Thrones apparisse un orologio a cucù, o uno gioco chiamato rugby, quello sì mi disturberebbe!
    Il rugby mi fa venire in mente il Vecchio Mondo di Warhammer e il suo rapporto con Blood Bowl. Il Vecchio Mondo è una versione alterata del mondo reale nel 1500, con nazioni, culture e lingue simili, ma non è il nostro mondo: ci sono tante differenze e ci sono la magie e le creature fantastiche. E’, secondo me, un mondo con una sua coerenza interna.
    Poi c’è il boardgame Blood Bowl, ambientato in quel mondo, nel quale le nazioni e le creature di quel mondo giocano a rugby! Ma “ufficialmente” nel Vecchio Mondo il rugby non c’è: esiste solo come divertissement, solo in quel boardgame, proprio perché con i suoi presupposti distrugge la coerenza interna di quel mondo: il rugby è uno sport che nel 1500 non esisteva; non c’erano di certo per nessuno sport squadre organizzate con allenatori, budget, cheerleaders, stadi, arbitri; e in quel mondo non ha senso che una delegazione di uomini bestia, o skaven, o nonmorti, venga ammessa a partecipare a una gara sportiva in una città dell’Impero, invece di essere accolta con alabarde e cannonate.
    Proprio per questi motivi, secondo me, gli autori della GW hanno deciso che lo sport del rugby del Vecchio Mondo esiste solo se si gioca a Blood Bowl (affinché ci si possa giocare e loro possano vendere anche quel gioco) mentre ogni altro gioco ambientato in quel mondo non ne fa mai riferimento, inclusi i dettagliatissimi libri del gioco di ruolo di Warhammer e perciò il rugby non fa parte del “canone” di quella ambientazione.

    • maurolongo says:

      Ottima citazione Warhammer… Infatti il Vecchio Mondo è un ucronia horror-fantasy del nostro pianeta. Se ricordo bene è come se sulla terra di 10.000 anni fa fosse caduta la Mutapietra e tutto ha cominciato a mutare. A questo si aggiungono altri eventi simili (i rettiloni in america latina e l’arrivo degli Dei Antichi), ma per il resto il pianeta è sempre la Terra, giusto?

  3. Orsobuffo says:

    Non so! Nel senso che non ho mai letto che è il nostro mondo, o non lo ricordo.
    Non so se ha senso dirlo, ma per me è un ucronia horror-fantasy di un mondo molto simile al nostro. E’ evidente che gli somiglia molto, ma non è esattamente lo stesso neanche geograficamente geograficamente: non ci sono, per esempio, la penisola italiana, né le isole britanniche, se ricordo bene.

  4. Io invece mi trovo d’accordo con Mauro. I mondi alternativi più credibili sono quelli che presentano un qualche tipo di aggancio con il nostro, per come lo conosciamo.

    Credo però che l’inserimento in una cronologia (anche se immaginaria) non sia l’unico modo per riuscire ad ottenere questo “effetto realtà” o verismo romanzesco.

    In questo senso il Westeros di Martin ci suggerisce che il realismo si può conseguire anche sfruttando come aggancio il “vero romanzesco” di cui parlavano anche Scott e Manzoni. Leggendo Martin, almeno per me è così, mi sento catapultato in un periodo storico ben preciso, anche se del tutto implicito: quello del tardo medioevo inglese, con forti venature scespiriane.

    Le dinamiche fra i personaggi e le bizantine lotte politiche fra le casate mi sembrano molto più realistiche, delle situazioni proposte da Ashton Smith in Averoigne, che pure sono collocate in una Francia medievale “storica”, per quanto immaginaria.

  5. Non sono certo un esperto, ma posso grarantire che il mondo di Warhammer fantasy non è assolutamente la Terra. Ci assomiglia parecchio, anche geograficamente, ma non ci sono isole britanniche ne l’Italia, anche se più o meno al posto di quest’ultima c’è una penisola chiamata Tilea che se non sbaglio è composta da città-stato (vi ricorda qualcosa?). Forse può essere considerata una versione molto alternativa. Il mondo di warhammer 40000 invece è una versione futura del nostro universo. Detto questo…
    Il post tratta un argomento mollto interessante. Anch’io mi ritrovo pienamente nel pensero di Andrea, tant’è vero che il primo libro di Shannara è sulla mia scaffalatura a prendere polvere da anni, letto solo per metà (dai, nani e mezz’elfi che si aggirano tra le rovine di antiche città di… grattacieli? Seriamente???).
    Ovviamente non deve essere tutto spiegato con la tipica frase “tanto è un fantasy, e quindi ce ne freghiamo delle incoerenze”, ma d’altro canto è anche vero che non tutto ha bisogno di una spiegazione o ci ritroveremmo a leggere un’enciclopedia. L’uomo del medioevo non sapeva perchè il giorno si alternava alla notte, ma questo succedeva lo stesso (e probabilmente non si chiedeva neppure più di tanto perchè). Allo stesso modo io non troverò illogico un drago o una fellbeast (nonostante non potrebbero esistere per mille motivi, ad esempio perchè sono troppo massicci per poter volate), basta che me li presenti con logica, ben inseriti nel mondo, e me li farai agire coerentemente e verosimilmente.
    Da naturalista trovo molto più illogico ad esempio che in Avatar tutti agli esseri viventi di quel pianeta abbiano quella specie di porta USB nella coda per collegarsi tra loro. A che cavolo serve? Perchè l’avrebbero sviluppata? Solo per far dire alle spettatrici “Oh, ma che bel posto romantico dove sono tutti in armonia”. Quello si che mi uccide la sospensione dell’incredulità! Non mi da fastidio (o almeno non molto) invece se la creatura di Alien nel giro di poche ore mi passa da embrione ad adulto di due metri (vedi Alien 1), e che quindi deve avere un tasso di replicazione cellulare impossibile da sostenere. Ma chi se ne frega: guardando il film non mi pongo il problema perchè la creatura è ben inserita, credibile nella sua mostruosità ed agisce logicamente.

    • maurolongo says:

      Vi faccio altri esempi di cose che secondo me stonano e rovinano l’esperienza di immersione:
      Ci sono gli animali della Terra, ma non è la Terra.
      Ci sono le piante della Terra, ma non è la Terra.
      Ci sono le stagioni della Terra, ma non è la Terra (ben fatto, Martin!)
      Ci sono il sole e la luna esattamente come i nostri, ma non è la Terra.
      Praticamente ogni tecnica artigianale e ogni materia prima sono quelle della Terra, ma non è la Terra.
      La gente parla e si comporta come gente della Terra, secondo la nostra concezione delle colture del passato, ma non è la Terra.

      Com’è possibile?

  6. Ho trovato quest’articolo molto interessante anche se non concordo su alcuni punti:
    – Per me un mondo fantasy “terra ma non terra” come quello di George R.R. Martin può andare benissimo e non rovinare affatto la sospensione dell’incredulità a patto che sia ben costruito e il più credibile possibile. Uno dei miei dubbi sull’ambientazione di Westeros è la lunghezza delle stagioni, per fare un esempio: Inverni che durano dieci anni ed estati che ne durano altrettanti non avrebbero trasformato l’umanità in un popolo interamente nomade ? Perché diventare sedentari ?
    Sono questi quesiti che rovinano la sospensione dell’incredulità più che il sapere che questa saga è o non è ambientata sulla terra. A volte, anzi, ambientare qualcosa sulla terra invece che da qualche altra parte è motivo stesso di sospensione dell’incredulità con commenti come “Ma va, cos’è questa merda ? ” quando leggendo un romanzo di Valerio Massimo Manfredi spacciato per storico scopri che nel suo intreccio Romolo Augustolo finisce in Inghilterra per dare inizio al ciclo arthuriano o altre amenità del genere. Una storia così, era meglio ambientarla in un altro mondo, una terra ma non terra.

  7. gattoalato says:

    Il contesto fantastico presuppone una sorta di accordo con l’autore, ancor prima di cominciare a leggere il suo racconto.
    Se da un lato della medaglia ci chiediamo come siano possibili tante cose in un mondo di fantasia, dall’altro lato della medaglia la domanda è: cosa realmente mi appassiona in un racconto fantastico?
    Per alcuni si deve raggiungere un compromesso: “sono disposto ad immergermi completamente in questo racconto a patto che la lettura sia quanto più verosimile, ovvero stuzzichi la mia fantasia senza violentarla”. Si cerca un’esperienza “reale”; i personaggi, le loro motivazioni, la trama e i risvolti sono a misura d’uomo: come nel caso di Game of Thrones, risvolti ed eventi che non sono reali ci lasciano un’esperienza e un qualcosa su cui riflettere che si rispecchia nel mondo in cui viviamo (il lato umano dei personaggi e le loro motivazioni).
    Un mondo simile alla terra ma che non sia la terra, a mio avviso non spezza necessariamente il senso del fantastico. Quando si pensa alla vastità pressoché infinita dell’universo, può essere plausibile che esista da qualche parte un mondo simile al nostro, anche molto simile, se pur con qualche sostanziale differenza che lascia maggiore spazio ad elementi fantastici. Il concetto diventa quindi una sorta di equazione: “non è la terra ma qualcosa di simile e paragonabile”, che è un pò come dire: “il protagonista non sono io ma questo tizio ha qualcosa di me”.
    Uno degli aspetti che apprezzo maggiormente nel Fantasy è il suo lato “metaforico”, ovvero la capacità di trasmetterci esperienze di vita vissuta e valori sotto forma di metafore legate ad elementi fantastici. Le fiabe per bambini hanno spesso avuto lo stesso ruolo, a differenza di queste, il Fantasy pone l’accento su trame più avvincenti, temi più maturi o eventi su larga scala.

  8. Vorei dire la mia qui la sospensione all’incredulità si riesci ha mantener anche se si sono cose che ha prima vista sembrano strane come elfi vestiti come giapponesi dell’eta feudale o nani meccanici stile steam punk certo possono sembrare strani detti così ma già visualizarli ti rendi conto che non stanno male come abbinamenti ed con questo esempio voglio solo dire se fai qualcosa di nuovo ma che non stravolge troppo quella cosa ma la fa in armonia allora potrebbe funzionare come plausibilità ed simili:)

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