Profeti, Cabalisti, Perfidie e Truvature

by • 12/01/2012 • Codice Cariddi, Roba miaComments (0)1495

La rubrica “Il Codice Cariddi”, esce dal 2007 sulla testata Ufficio Spettacoli di Messina, per indagare e raccontare segreti e misteri della Sicilia e in particolare del suo settore nord-occidentale: Messina, lo Stretto, le Isole Eolie, il Valdemone. I testi sono stati completamente rivisti rispetto all’originale, a seguito di studi successivi e dell’esigenza di una coerenza di temi e stile propria di una pubblicazione più matura.
QUI la lista completa

Nel 1492 i cattolicissimi sovrani spagnoli ordinarono la cacciata degli Ebrei dalla Sicilia, in cui erano vissuti per secoli.

Fu a Messina che si concentrarono per la partenza tutte le comunità ebraiche dell’isola e vennero ammassate tutte le loro ricchezze. In quegli anni, solamente la città dello stretto contava circa 200 famiglie “giudee”, il 3% della popolazione complessiva.

Se gli ebrei poveri erano poveri come tutti gli altri, tra gli ebrei agiati di Sicilia si annoveravano ricchissimi mercanti, orefici e argentieri, artigiani e medici, studiosi e profeti.

Il più celebre tra tutti fu di certo Abulafia, folle e geniale cabalista che si dichiarava Messiah e Figlio di Dio e visse a Messina diversi anni, creando una dottrina mistica e profetica incentrata nella ricerca eterna del Tetragrammaton, l’impronunciabile e inarrivabile nome di Dio.

 

L’espulsione fu solo l’ultima delle angherie perpetrate contro gli ebrei.

Oltre a tasse, ingiurie, discriminazioni e soprusi vari, essi erano spesso obbligati a subire i sermoni dei preti cristiani o gli insulti delle processioni del Venerdì Santo, fatte passare appositamente nel ghetto.

L’episodio più grave fu di certo la condanna a morte di alcuni ebrei nel 1347, per l’accusa, probabilmente pretestuosa, dell’omicidio rituale di un bambino cristiano.

Decapitati e con la testa esposta pubblicamente, questi ebrei “sanguinari” sono ricordati da una piccola lapide marmorea murata nella facciata del Duomo di Messina, il “Signum Perfidorum Iudeorum”, che oggi ci ricorda più la perfidia cristiana che quella giudaica.

Il Signum Perfidorum nella facciata del Duomo di Messina

Lapide dalla Sinagoga di Messina

I tesori immensi degli ebrei siciliani, lasciati nascosti dai loro proprietari con magie, trappole e segreti furono favoleggiati per secoli dai messinesi, che vi dedicarono anche una “Trovatura”, ovvero una magica cerca rituale, da effettuarsi nei dintorni di via Cardines, l’antica via della Giudecca.

Chi fosse interessato a questo tesoro e abbia un berretto rosso e cavalchi un cavallo (e su quello che ciò significhi, chi ha orecchie intenda), dovrebbe seguire le istruzioni riportate su un’altra lapide, ben più misteriosa, che si trovava tra via San Mercurio e il Ponte della Giudecca e sta oggi al Museo Comunale.

Buona Fortuna.

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