Ranieri – Storia di vino e di lanterne

by • 19/04/2012 • Codice Cariddi, Roba miaComments (0)16137

Viaggio di San Raineri in Terrasanta

La Zona Falcata di Messina, edificata secondo il mito da Orione o creata dalla falce terrificante di Kronos, è sempre stata una lingua di terra occupata da fortezze, fari, saline, necropoli, lazzareti, eremitaggi e monasteri. Conosciuta in passato anche come penisola di San Giacinto o Prato, oggi la falce del porto è ufficialmente la “Penisola di San Raineri”.

Quando i normanni si insediarono in città, promossero la fondazione di un convento e una chiesa dedicati al San Salvatore in quella che era chiamata Lingua Pharii il “capo del faro”. Pochi anni dopo, a questi monaci greci si aggiunse Raineri.

Raineri (o Ranieri) Scacceri era il frivolo figlio di un ricco mercante di Pisa. Convertitosi attorno ai 19 anni, egli si diresse in Terrasanta dove visse in penitenza per lungo periodo, compiendo numerosi miracoli.

Narra la leggenda che, al ritorno verso Pisa, egli si fosse fermato diverso tempo a Messina, intorno al 1150. Si raccontava che l’eremita abitasse in una piccola capanna sotto dei ruderi di età antica e che uscisse nelle notti di tempesta più feroce con una lanterna in mano per evitare ai naviganti i gorghi terribili e gli scogli del porto.

Una mappa satellitare della Penisola di San Raineri

Anche se egli in realtà venne accolto dai monaci greci del San Salvatore e se il faro già esisteva e i naviganti non necessitavano certo della sua opera, Raineri lasciò un ottimo ricordo nei messinesi, probabilmente grazie al miracolo che compì a Messina.

Poco distante dal monastero, in piena zona portuale, c’era infatti una osteria frequentata da marinai, salinatori, pescatori e facchini. Poiché tutti gli avventori si lamentavano del fatto che il taverniere allungasse il vino con l’acqua, Raineri decise di risolvere la questione con un “miracolo”.

Ecco come fece: mentre l’oste giurava e spergiurava che l’accusa era infondata e che avrebbe accettato qualsiasi prova, l’eremita prese il suo mantello, lo piegò come un filtro e vi versò dentro un intero boccale di liquido. Allora tutto il vino rimase nel mantello, mentre molta acqua cadde a terra e costituì una grande pozzanghera.

Bastò tale incredibile impresaa garantire la memoria imperitura di questo straordinario eremita nella città dello Stretto.

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