Si muore solo due volte – recensione numero uno!

by • 09/06/2016 • Dal LibroGame al Gioco di Ruolo, News, Recensioni, Savage Worlds, Ultima ForsanComments (0)1883

Si muore solo due volte

Si muore solo due volte: recensione appena sfornata per il secondo librogame della serie dell’Acchiappamorti: grazie a Librogame’s Land e al recensore!


“Si muore solo due volte è un librogame eccellente dotato di una profondità che personalmente ho riscontrato soltanto nei migliori volumi di Dever e Jackson. L’autore, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente, ha fatto tesoro di quelli che sono i punti fermi per emozionare in un racconto a bivi (scelte intelligenti, equilibrio tra giocabilità e narrativa, caratterizzazione dei personaggi ecc…) e, unendoli alle sue capacità stilistiche e culturali davvero notevoli, ha creato una bellissima storia ambientata oltretutto nella splendida terra in cui viviamo, l’Italia.”

Così si conclude la prima stupenda recensione che ho la fortuna di leggere su Si muore solo due volte, recensione che arriva dal sito di riferimento del settore in Italia sui librogame, Librogame’s Land, ed è per questo molto apprezzata!

L’autore della recensione è “Anima di Lupo”, utente storico di LGL e quest’anno anche il vincitore del concorso dei Corti, l’agone ufficiale italiano degli appassionati di librogame!

Da chi potrebbe arrivare recensione migliore? 😀

Pertanto, eccola a voi (il grassetto l’ho messo io a puro scopo di esaltazione personale):

Si muore solo due volte – recensione di Anima di Lupo

Si muore solo due volte recensioneLa Città Dolente di Venezia, cupa e sofferente, si svela a Civetta nelle prime pagine del volume, introducendo la nuova avventura dell’Acchiappamorti di Modena, eroe della porta accanto, senza troppe pretese e alla portata di tutti.

L’Italia, terra di conquista fin da tempi antichissimi, sta vivendo l’ennesima campagna militare a tutto campo che le impedisce quell’unità nazionale comunque utopistica, vista la potenza crescente di Feudi e Signorie tardo medievali (come Firenze e la Toscana Felice, il Califfato di Palermo, il Regno di Benevento ecc…), che vivono di un egocentrico campanilismo un giorno sì e l’altro pure. Il nemico comune è sempre la trecentesca piaga che viene dall’oriente, il Flagello, che diffondendosi da città portuali come Messina e Genova, ha dilagato nella penisola contaminando bestie e uomini per quasi due secoli.

CivettaCivetta, grazie ai 400 fiorini ricavati a Venezia dalla vendita del tesoro della regina Matilde, può affrontare con relativa tranquillità le tante spese della prima parte della missione. Effettuando interessanti indagini nella, per chi ha già affrontato il primo volume della serie, già conosciuta Modena, Civetta verrà a conoscenza di quattro possibili piste da seguire per riacciuffare Marica Du Bois, nemica già affrontata nel Tesoro della Regina e riapparsa con le peggiori intenzioni. Trieste, Milano, Mantova o Torino.

Possiamo prendere la via per una di queste città muovendoci per l’Italia settentrionale alla ricerca di nuove informazioni su Marica Du Bois, che fuggendo da Modena si è portata dietro tre nostri carissimi compagni di bevute. Dietro al loro rapimento, oltre alla sete di vendetta nei confronti di Civetta, c’è altro: ma lo scopriremo solo più in là nella lettura.

CivettaLa panoramica dell’Italia Macabra che esce dalla testa dell’autore è qualcosa d’incredibile. Il Malpaese viene descritto e raccontato con uno stile impeccabile, dettagliatissimo e stuzzicante. Viene voglia di conoscere più cose possibili sulla trama, sulle città, sul paesaggio, sulle curiosità, su Civetta e i sui compagni di viaggio. Non ne abbiamo mai abbastanza. Il tutto è così bello e perfettamente equilibrato che l’immedesimazione nella storia è totale, anche più della già ottima prova offerta in Il Tesoro della Regina.

Impressionante la padronanza stilistica, narrativa e tecnica dell’autore. I termini (che appartengano al glossario macabro di Ultima Forsan o meno) sono scelti con un’appropriatezza da manuale, l’ironia in certi passaggi è molto ricercata con e le descrizioni, mai prolisse, sono accuratissime.

Nella scelta dei paragrafi nascosti l’autore, si è superato, centrando in pieno un giusto livello di difficoltà. Il sistema di gioco, basato su lanci di dado a 4,6,8,10 o 12 facce, mi è piaciuto moltissimo. Per superare una prova (esistono più di venti tipologie tra cui nuotare, cavalcare, intimidire, combattere, seguire tracce ecc…) bisogna eguagliare o superare il “numero chiave” 4. Va da sé che tirando un dado con un numero alto di facce, come il d10 ad esempio, sia più probabile ottenere un 4 rispetto al tiro con un d4 o un d6.

Queste prove sono una costante durante l’avventura e si inseriscono perfettamente nella narrazione creando un intreccio dinamico e assai divertente. I combattimenti non sono molti, considerando i 500 paragrafi del volume, ma capitano sempre inseriti al momento giusto.

Grande attesa dunque per il capitolo finale di Civetta previsto per il 2017. L’autore ha, infatti, più volte dichiarato di voler scrivere una trilogia sull’Acchiappamorti di Modena. E per adesso l’ha fatto molto bene, creando due tra i librogame più belli di sempre.

Civetta

Longevità 10: Assolutamente uno dei punti di forza del librogame. Viene voglia di rileggerlo per scoprire tutti gli sviluppi della trama e per capire a fondo le vicende nelle città, non sempre facili da districare.

Difficoltà 10: La difficoltà è alta. Non sarà per nulla facile raggiungere il finale (bello!) al primo tentativo ma le piacevoli riletture, la bellezza della storia e il comparto game ben equilibrato eviteranno qualsiasi tipo di frustrazione.

Giocabilità 9: Stupenda per quanto riguarda le scelte ai bivi, le prove, l’uso degli oggetti, gli enigmi e l’equilibrio con la parte narrativa.

Si muore solo due volte – Recensione completa su Librogame’s Land!

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