Skyfall

by • 22/11/2012 • Consigli per gli acquisti, Recensioni, Roba miaComments (0)2158

Skyfall è il 23esimo film ufficiale dedicato al personaggio di James Bond. Diretto da Sam Mendes, Daniel Craig ritorna per la terza volta nel ruolo dell’agente 007, seguendo la cronologia dei due film precedenti, Casino Royale e Quantum of Solace, con i quali forma una ideale trilogia.

Cosa succede

Attenzione: spoiler mostruosi.

Il film comincia in corsa, con Bond e la sua compagna (che si scoprirà essere Miss Moneypenny) che cercano di fermare un sicario-mercenario in fuga attraverso Istambul. L’uomo ha appena trafugato un hard disk con la lista di tutti gli agenti della NATO infiltrati del mondo. Il frenetico inseguimento iniziale finisce con la missione fallita, il sicario scomparso con i dati, tre agenti dell’MI6 morti e Bond scomparso, nonché dato per morto a sua volta. La colpa di tale catastrofica situazione viene (giustamente) attribuita al capo di Bond, M, mentre l’agente 007 finge di essere morto, dandosi alla macchia e imbottendosi di alcol e antidolorifici tra resort e baretti di Turchia.

Poco dopo, la sede dell’MI6 (quella vera) salta in aria e gli agenti NATO cominciano a venire ammazzati brutalmente dai criminali e terroristi tra cui si erano infiltrati. Lo scacco a M, all’MI6 e alla Patria smuove finalmente Bond, che torna a Londra per rispetto del suo capo e senso del dovere. Dopo una serie di test per determinare se 007 sia ancora operativo (che Bond fallisce tutti), l’agente viene comunque selezionato da M per seguire il caso e finisce per vagare tra i meravigliosi scenari di Shangai, Macao e un’isola segreta del Mar della Cina.

Qui Bond incontra il cattivo del film, una sorta di suo pari passato al “lato oscuro” che ricorda il Joker di Heath Ledger, sia per la follia e l’ossessione del personaggio, che per la mutilazione, che nel rapporto con Bond – Cavaliere Oscuro. Non si tratta stavolta di un signore del crimine che vuole conquistare il mondo, bensì di un semplice agente operativo dell’MI6, dato anch’egli per morto prima dell’ingresso di Bond nella lista degli agenti 00 (avvenuta, secondo l’attuale timeline, in Casino Royale). L’ossessione dell’ex agente è semplice: distruggere la reputazione e la vita di M e danneggiare l’intero MI6 e la Gran Bretagna, che lo hanno in passato consegnato a prigionia, torture e mutilazioni per ragion di stato, in un mondo che è solo uno scontro di potere e ricchezze. La stessa logica per cui anche Bond è stato dichiarato sacrificabile all’inizio del film, ma che questi accetta espressamente, ponendosi a scudo di M e della sua logica nazionalista.

In fuga da un nemico capace di usare ogni tecnologia contro di loro, Bond e M prendono la vecchia Aston Martin dell’agente (non tracciabile) e fuggono verso la cadente tenuta scozzese appartenuta ai suoi genitori, che si chiama appunto Skyfall. Qui, su un terreno conosciuto e fuori dalle possibilità hi-tech del loro nemico, Bond elimina l’agente rinnegato e tutti i suoi scagnozzi, senza riuscire a evitare che M venga comunque uccisa. Alla fine del film, Bond è reintegrato in servizio pienamente (nonostante sia ormai palesemente troppo vecchio, instabile e fuori forma) e il passaggio di consegne verso il “futuro” dell’agente è completato con il nuovo M, la nuova segretaria Moneypenny e il nuovo Q.

Grezzezza

James Bond rappresenta da sempre il concetto di raffinato e piacionico agente britannico, addestrato alle arti della seduzione e alla vita raffinata di club esclusivi e ambienti miliardari, tutto humour, glamour e savoir faire. Dire “elegante inglese” significa però ovviamente parlare di uno “zarro di periferia” per un qualsiasi italiano, francese o spagnolo. Bond tira fuori qua e là il suo campionario di frasi fatte e commenti sagaci (con stile, sicuramente), che ne fanno però per noi un personaggio tipico da canzone degli 883 (“abbronzati come lupi di mare, bicchiere sempre in mano e sguardo da duro”). Il Bond di Craig non raggiunge comunque il livello di tamarraggine di quelli di Roger Moore e Pierce Brosnam.

Nerdismo

Numerose e gustosissime le citazioni di altri titoli della serie e dei tormentoni del brand. Rubando da wikipedia:

  • La casa di M mostrata nel film era nella realtà l’abitazione del compositore delle musiche dei primi capitoli di Bond, John Barry, scomparso nel 2011.
  • quando Bond consegna il rapporto a Tanner, sul documento è riportato «For Your Eyes Only», citazione di Solo per i tuoi occhi;
  • quando Bond dice ad Eve che un «bersaglio mobile» è più difficile da colpire, sta citando Bersaglio mobile;
  • quando Q parla della penna esplosiva, cita il gadget utilizzato in GoldenEye;
  • in una scena si vede James Bond in una strada di montagna, fermo in piedi davanti alla sua Aston Martin DB5: il riferimento è a una scena di Goldfinger. La stessa DB5, modificata di tutto punto, è una riproduzione di quella utilizzata sempre in Goldfinger;
  • anche ne Il mondo non basta viene compiuto un attentato contro l’edificio dell’MI6;
  • la Walther PPK con riconoscimento dell’impronta digitale, che può usare esclusivamente 007, ricorda la macchina fotografica-fucile di Vendetta privata, dato che anch’essa utilizzava la stessa tecnologia. Inoltre la pistola viene consegnata a Bond in una scatola, come nel primo episodio della serie, Licenza di uccidere;
  • appena giunto all’interno del casinò di Macao, 007 invita Eve, con la quale dialoga usando l’auricolare, a «togliere la mano dall’orecchio», citando se stesso in Casino Royale quando, nelle prime scene in Madagascar, invitava al medesimo comportamento un altro collega in missione;
  • sempre all’interno del casinò, dopo aver lottato dentro la fossa dei draghi di komodo, Bond risale in superficie usando la testa dell’animale come scalino per aiutarsi, similmente a quanto aveva fatto in Vivi e lascia morire con dei coccodrilli per fuggire dalla palude;
  • il personaggio di Silva è analogo a quello di Alec Trevelyan in GoldenEye: entrambi sono ex agenti dell’MI6 che vogliono la loro vendetta rispettivamente contro M e Bond;
  • il quadro presente nello studio del nuovo M, Gareth Mallory, è lo stesso dipinto che 007 aveva danneggiato (conficcandoci un dardo) in Moonraker.

Figaggine

Skyfall non è solo il 23esimo (+3) film di James Bond, a cinquant’anni da Licenza di Uccidere, ma è anche una pellicola autorale, che vuole essere stilosa e piena di significato anche al di fuori dalla pura e semplice mitologia bondiana. Samuel Mendes ci mette del suo e realizza un film adorabile anche dai fighetti e dai critici cinematografici. Fotografia, regia e scenari sono meravigliosi, le citazioni e gli stilemi del genere sono tutti al punto giusto, il film scorre come un meccanismo oliato con raffinatezze visive esaltanti. Cinefili e fanatici di Bond non potrebbero essere più d’accordo nel gradimento di questo film.

La Chicca

Ambientazioni esotiche e sequenze mozzafiato pervadono l’intero film, con un occhio allo stile e ai virtuosismi della regia. Eppure, una delle scene più belle è forse quella che si svolge tra le pareti della Skyfall Lodge, la mansion della famiglia Bond in Scozia. La tenuta da il nome all’intero film (assieme a un sottotesto di “caduta degli ideali”) ed è qui che Bond decide di tornare, per affrontare sul proprio territorio il suo avversario. Insomma, dopo averci portato in giro per il mondo, il finale di Skyfall riporta l’azione dove la vita di James è cominciata, la residenza di famiglia in cui sono sepolti i suoi genitori, morti quando lui era solo un bambino. “Gli orfani sono ottimi agenti” ci ricorda M.

Altra grande chicca non da poco è la sequenza dei titoli di testa, spettacolare come tutte quelle dei film precedenti e cantata questa volta da Adele.

La Fesseria

Fesseria ufficiale del film ricade probabilmente sul cattivo di turno, Raoul Silva, ex agente dell’MI6 e “versione oscura” dello stesso Bond. Ottimo l’attore e ottime le motivazioni del personaggio, la sua follia, la sua ossessione, ottimo lo spessore dato al dissidio “rivalsa” contro “ragion di stato” incarnato da questo villain.

Però il dubbio rimane.

Come fa un ex agente operativo dato per morto, torturato e mutilato, a divenire un signore del crimine in Cina, cyberterrorista a capo di un battaglione di mercenari, con elicotteri e armi assurde, governare un’isola abbandonata, pianificare la distruzione niente di meno dell’MI6 a Londra, hackerare i computer più protetti del Regno Unito, organizzare la propria fuga da prigioni di massima sicurezza, sgattaiolare in un tribunale e, facendola breve, fare il bello e il cattivo tempo per la Gran Bretagna senza nessuna opposizione plausibile?

In un film tanto studiato e raffinato, questa sospensione dell’incredulità stona purtroppo con il resto dell’eccellente messa in scena.

Giudizio complessivo

Sia chiaro fin dall’inizio che Skyfall è un film bellissimo.

Un bellissimo film di James Bond, un bellissimo film di spionaggio, un bellissimo film d’azione e un bellissimo film in generale. Regista, produzione e attori hanno confezionato un prodotto superbo, capace di farsi ammirare dai fanatici dell’action e del thriller, quanto dai cinefili duri e puri, con uno spettacolo che è gioia per gli occhi, corsa alle citazioni, rivisitazione contemporanea della saga di Fleming e della EON e action-movie degno se non superiore del miglior Bourne, del miglior Mission Impossible e del miglior Jack Ryan.

Lo sguardo alla saga, doveroso, viene lanciato più e più volte e nessun vero fan delle storie di 007 se ne potrebbe davvero lamentare. Allo stesso tempo si guarda al futuro, all’umanità dei personaggi e alla loro fallibilità, confezionando un film d’azione frenetica (quasi) realistico e credibile e completando il reboot della serie avviato con Casino Royale. Infine si buttano lì dei virtuosismi di regia e delle finezze, dei sottotesti e dei significati che arricchiscono un film che già funzionava meccanicamente senza (quasi) nessuna sbavatura o tentennamento.

Però…

…però manca ancora qualcosa per la perfezione. Raoul Silva è un ottimo villain ma non riesce a coinvolgere lo spettatore oltre un certo limite. I dubbi esposti poco sopra sulla credibilità delle sue azioni (“come fa a fare tutto questo?”) si sommano al livello di minaccia effettivo che lo spettatore ne subisce.

Quale minaccia rappresenta Silva? Mandare bevuti gli agenti NATO? C’è chi brinderebbe. Vendicarsi di M per quello che gli ha fatto? C’ha ragione. Distruggere l’MI6 e giocare i servizi segreti inglesi? Estiqaatsi pensa che non sia un danno così terribile. Da questo punto di vista il coinvolgimento emotivo è sicuramente minore e il senso di “minaccia globale” ne risulta molto ridotta, specie se il paragone è con la Spectre, lo Smersh, il Quantum, il Dottor No, Blomsfield, Goldfinger, Le Chiffre e tutti gli altri.

Solo per citare i film del reboot, avevamo banchieri albanesi finanziatori del terrorismo internazionale, che piangono sangue e giocano un poker eccellente, cinici uomini d’affari che riescono a infiltrare uomini anche dentro l’MI6, una organizzazione di magnati che vuole controllare le materie prime del mondo e un generale stragista sudamericano. Con buona pace dell’ottima performance di Javier Bardem, appare chiaro che la nuova minaccia è una de-escalation di violenza e terrore rispetto a quelle precedenti. In un genere che mira sempre al rialzo, questo mi pare un errore non veniale.

Altra grande occasione persa è quella di sfruttare la storia di famiglia di James Bond. Mai avvenuto prima e quindi occasione imperdibile questa, visto anche che mezz’ora di film si svolge nella tenuta di famiglia in rovina, con inquadratura della lapide, accenno alla morte dei genitori e all’infanzia da orfano di James. Andrew Bond e Monique Delacroix Bond erano entrambi spie, entrambi morti nello stesso (misterioso) episodio “durante un’escursione in montagna”. Ma vuoi che dietro non ci sia un intrigo internazionale? Perché non mettere mano a questa materia oscura e pulsante, fonte di infiniti spunti e inserirla in una trama che investa proprio su Bond uomo? Quando capiterà nuovamente un’occasione del genere? Fail. 

Manca infine ogni elemento romance. Non c’è una bella da salvare, se non ovviamente la granny Dame Judi Dench, e la bella Severine arriva e passa come una meteora in dieci minuti. Fuori concorso, come da manuale, Moneypenny. La storia di Vesper Lynd, che muove i primi due film della serie e aveva il volto immortale della bellissima Eva Green, è colossale e difficilmente sarebbe potuta essere oscurata da una nuova bella, ma qui nessuno ci ha neanche provato. Eppure il dramma alla fine di Casino Royale e quello alla fine di Al servizio segreto di Sua Maestà rimangono i due momenti più tragici dell’intera saga, assolutamente indimenticabili, nonché tra le situazioni drammatiche più terrificanti di sempre. Non c’era proprio posto in questo episodio per una sottotrama del genere? Peccato.

Alla fine di tutto, è chiaro che Skyfall è un film da vedere assolutamente e che rappresenta uno dei più bei film di azione/spionaggio/thriller di sempre, nonché sicuramente da podio tra tutti i film di 007, compresi anche Casino Royale quell’altro e Mai dire Mai.

Perde però il confronto con Casino Royale, che rimane primo della mia classifica personale, ed è brutto dire, come in questo caso,  “bello, però quello prima era meglio.


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0 Responses to Skyfall

  1. yaggdrasill says:

    Non sono un fan della saga, ne del personaggio, ma quantum of solace era inguardabile, pessimo come regia e e veramente vergognoso a livello di montaggio, detto questo, è un film anche per i non affezionati a questo modello di eroe un po dark (come è il bond di david C. rispetto a quelli precedenti attori/sceneggiatori?)

    • maurolongo says:

      Secondo me si. Qui Bond è un duro, una spia veterana ma ormai invecchiata, superata da un mondo che cambia e che il suo nemico ha saputo cavalcare benissimo. Mentre tutta la vecchia guardia muore arrivano i nuovi e Bond rimane “l’ultimo dei vecchi”, ferito, instabile e fuori uso. Una delle chiavi del film è questa, poi ogni tanto si butta dentro qualche citazione per far contenti tutti, ma è un film di duri, non di auto che sparano missili…

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