Tre cose che ho imparato facendo editing

by • 08/04/2014 • Editoria e Narrativa, Racconti, Roba miaComments (4)9617

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Tre cose che ho imparato da quando ho cominciato a fare editing e proof reading. Ovvero, le sorprese di un autore prestato con entusiasmo alla revisione editoriale.

Di come mi sono ritrovato a fare Editing

w-writing084Da qualche tempo ho cominciato a fare editing per una casa editrice e, in maniera informale, per altri autori amici, tra cui Andrea Sfiligoi. Parliamo di racconti, traduzioni e materiale vario per giochi di ruolo, in particolare Savage Worlds. Sono assolutamente un ultimo arrivato nell’ambiente e non è mia intenzione mettermi a disquisire di un lavoro e di una materia per la quale sono appunto un novellino autodidatta in prestito da altre competenze. Anzi, fino a poco tempo fa (e anche ora, veramente) ero io quello editato e da questa mia funzione di scrittore soggetto a buoni editor ho avuto molto da imparare.

Però questa nuova esperienza mi ha dato molto e mi ha fatto imparare qualcosa e imparare è sempre un fatto positivo, specie se permette di completare la visione a tutto tondo del mondo della narrativa, della letteratura e della editoria che sto sperimentando in questi anni. Per questo, anche quel poco che ho imparato ve lo propino con piacere.

Le tre cose che ho imparato

Write_Consultant_Editing_Writing_SevicesPer prima cosa ho studiato e ho messo in pratica la teoria e la pratica dell'”editing”, cercando di capire cosa si pretendeva da me e come io dovessi realizzarlo. Un approccio di base che mi sento di condividere è questa riflessione e definizione generale, mentre questa è un’analisi più attenta e rigida alla materia. Non ho ancora trovato manuali interessanti che mi sentirei di consigliare. Ogni suggerimento sarà bene accetto!

Dopo di che, buttandosi nella mischia, ecco quello che mi sento di condividere:

1) Si può lavorare su un testo fino a un certo punto. Superato quel limite non ne vale la pena e si fa prima a scriversi la roba da sé. Questo vale soprattutto con le traduzioni che ho affrontato. I traduttori hanno i loro problemi e sono spesso costretti in tempi brevissimi, ma è necessario un minimo di sforzo e professionalità. Ho dovuto correggere pagine zeppe di refusi che quasi avrei fatto prima a riscrivere da me (che sono anche un discreto traduttore autodidatta). Penso che una caccia al refuso e un’attenzione a errori banali sia doverosa per un autore o un traduttore che compilano testi in lingua italiana. Poi una correzione di bozze e una caccia agli ultimi refusi è anche un piacere farla per chi si occupa di revisione. Ma se ci sono errori in ogni frase, la cosa comincia a diventare esasperante.

2) L’autore, per quanto bravo sia, è cieco di fronte a i propri errori. Bisogna mostrarglieli. Ho collaborato con traduttori e autori bravissimi, nel loro lavoro molto più competenti di quanto sia io nel rivedere i loro testi (e poco ci vuole). Però ognuno ha degli “errori chiave” che sono tipici della propria impostazione e delle proprie abitudini. Non li vedono. Non li riconoscono. Li fanno di continuo. Questo non è un problema ed è un piacere aiutare dei professionisti ad affinare ancora ulteriormente la propria penna. Però è curioso come ogni autore possa avere un “punto cieco” in cui si nascondono questi errori. 

3) L’editing è anche un modo per imparare. No, non nel senso di questo post: non è un cane che si morde la coda. Nel senso che si imparano nozioni, fatti e trucchi esterni al contesto della narrativa o dell’editoria. Gli autori sono in genere artisti, scienziati, studiosi, esperti di un settore che l’editor non conosce, parolai, intellettuali, sognatori carichi di cultura ed esperienze. Usano termini che potresti non conoscere, costruzioni sintattiche che non hai mai utilizzato, forme letterarie ed espedienti rari e interessanti. Leggere, scoprire e verificare nuove terminologie, fraseologie e concetti è una fonte continua di apprendimento e crescita tecnica, che arricchisce molto anche chi fa editing.

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Bene. Questi erano i miei tre centesimi sull’argomento. Spero di continuare ancora a lungo questa attività e di imparare presto altri trucchi e cose interessanti. Che poi vi propinerò…

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4 Responses to Tre cose che ho imparato facendo editing

  1. Umberto Pignatelli says:

    Io ho sempre avuto il massimo rispetto per i miei editor. Fanno un lavoro tremendo, che io non farei mai. Sono il primo a dire che non editerei mai i miei testi!

  2. salomonxeno says:

    Non ho mai fatto seriamente l’editor e non sono mai stato editato, ma mi sembrano tre buoni punti! Conseguentemente alle mie due ammissioni, non posso consigliarti alcunché. ^^

  3. Sono d’accordo su tutto ed in particolare sul punto due.
    Puoi rileggere quante volte vuoi un tuo scritto, ma alcuni errori non riuscirai mai ad individuarli.

  4. Mauro Longo says:

    @Umberto: il lavoro non è tremendo. A me è piaciuto tantissimo. Basta solo collaborare con autori, traduttori ed editori che hanno la tua stessa professionalità. Anche in questo sono stato molto fortunato!

    @Salomon: è il momento di gettarti nella mischia!

    @Francesco: Infatti, però è solo un contrattempo. I veri problemi della scrittura sono ben altri!

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