Tre cose che ho imparato sull’editing

by • 31/12/2012 • Racconti, Roba miaComments (0)5294

BookEditing

Editing, proofreading, revisione di testi, correzione di bozze… Se ne può fare a meno? Una volta pensavo di sì. Poi però mi sono svegliato. Ecco la mia esperienza con l’editor di Wepub, per il racconto La terza parte della ricerca.

Copiando Prendendo spunto da quanto detto sull’ottimo Il Mestiere di Scrivere, l’editing è “un intervento su un testo, che può appartenere all’editoria libraria, periodica o multimediale. (…) Nel mondo editoriale l’editor è un allenatore (e senza un bravo allenatore i patiti dello sport sanno benissimo che fine si fa…). Lavora insieme all’autore, partecipa alla regia attraverso suggerimenti, intuizioni, confronti continui. Dunque un consigliere, una guida preziosa“.

Al processo di Editing e Proof Reading o, italianamente, Cura Editoriale, Revisione e Correzione di bozze, intervengono molte professionalità più o meno presenti, esperte e formate a seconda della casa editrice di cui si sta parlando. In tutti i casi, anche quando queste figure si incarnano nella stessa persona, i procedimenti e i talenti coinvolti sono molto vari.

La rete è un pullulare di siti e blog che rappresentano valide o validissime realtà editoriali, che possono dire qualcosa di molto interessante sull’editing (in senso lato). Io provo invece a spiegare quello che ho imparato dalla mia prima seria sessione di editing (subita). L’occasione è stata quella della pubblicazione per Wepub di La terza parte della ricerca, uno dei racconti selezionati per il concorso La piccola bottega degli orrori di Writer’s Dream. Dopo essere stato dapprima eleminato, il racconto è stato ripescato a sorpresa e finirà nella raccolta finale, assieme ad altri sei.

Il fatto fondamentale è che prima di vedere questo racconto sottoposto all’editing di Wepub, lo ritenevo un racconto leggermente sbilanciato, ma tecnicamente perfetto. Niente refusi, periodi chiari, frasi semplici e perfette, andamento scorrevole. Lo avevo rivisto e riletto almeno 4-5 volte, sul documento open office, in pdf, stampato e infine sul Kindle. Ero convinto che fosse pressoché perfetto. Brutto, forse, scontato, banale, ma formalmente pronto. Corbellerie!

Ero anche convinto che l’editing fosse una cosa inventata per spillare soldi agli autori, un lavoro che chiunque può fare e che un autore bravo può pensarci da sé perfettamente, con un minimo di attenzione e preparazione. Sonore corbellerie!

proofread

Andrea Bongiorni di WePub era pronto a dimostrarmi il contrario. Dopo lo scambio di circa dodici email e quattro stesure di revisione, sono pronto ad ammettere che guardavo il racconto con occhi bendati, che adesso La terza parte della ricerca si può leggere e che ho finalmente imparato qualcosa. Ecco cosa:

  1. E’ uno sporco lavoro. Qualcuno deve pur farlo. E non sei tu. Non importa quanto si possa essere bravi (e spesso non lo si è): l’editing è necessario. Ed è necessario che lo faccia un’altra persona. Bisogna che qualcuno esperto e bravo più di te (ma va bene anche solo che conosca quel lavoro) proceda con il proofreading e poi alle varie fasi dell’editing. Anche se conosci grammatica e analisi logica perfettamente e non ci sono refusi nel tuo testo, sicuramente le altre fasi necessitano di un professonista. Non bastano amici “esperti”, lo zio poeta o il professore di italiano. Un vero autore ha bisogno di un vero revisore.
  2. E’ un dialogo tra revisore e autore. Non è un diktat né una correzione pura e semplice tipo versione di latino. Non prevede un rapporto subordinato autore > revisore o tanto meno revisore > autore. In un mondo di professionisti, autore e revisore sono due colleghi di dipartimenti diversi che collaborano in maniera del tutto complementare su un testo da pubblicare. Autore e revisore vanno insieme a bere!
  3. Da ogni editing si impara moltissimo. Non nel senso di “le tre cose che ho imparato…” ma in una serie di piccolissimi accorgimenti, trucchi, modalità di scrittura e quant’altro che possono essere utilissimi per ogni opera successiva. Anche se essere editati una volta non basta a farti evitare l’editing di testi futuri, né farà di te un editor, imparerai via via cosa non va nella tua scrittura, cosa puoi migliorare fin da subito, quello su cui devi lavorare in tempi medi e lunghi. Essere editati (cioè contribuire all’editing di un proprio testo) è una palestra di scrittura.
editing

Questa una delle pagine dell’editing di La terza parte della ricerca… Ed ero pure convinto che non ce ne fosse bisogno…

Infine, visto che ho citato più volte Wepub e questa potrebbe sembrare una sviolinata nei loro confronti, ecco che mi rimetto in pari, rivelando al mondo il loro metodo di lavoro, che mi è parso molto ben organizzato:
  1. Chiacchierata preliminare con l’autore per affrontare eventuali problemi strutturali (coerenza, tempi della narrazione, le classiche “cose che non tornano” ecc.).
  2. Editing: In questa fase l’editor inizia a lavorare sul testo. Scioglie periodi contorti o “pesanti”, controlla che la consecutio temporum fili, che non ci siano contraddizioni, elimina ripetizioni ecc. Insomma, entra nel dettaglio del testo.
  3. Rimpallo: l’autore riceve dall’editor un file in cui sono evidenziati tutti i suoi interventi. L’autore valuta gli interventi dell’editor e decide se accettarli o meno, proponendo eventuali alternative. Questa fase è la più importante (e divertente): editor e autore lavorano insieme per migliorare il testo, fermo restando che l’ultima parola spetta sempre e comunque all’autore!
  4. Correzione bozze: Il nome parla da solo: il correttore corregge le bozze 🙂
  5. Conversione in ebook: anche questo necessita ovviamente di specifiche professionalità.

Questo è quanto.

In attesa che Wepub pubblichi la versione definitiva editata così perfettamente del racconto, ecco intanto la vecchia versione de…

La terza parte della ricerca in pdf, epub e mobi

Altre tre cose che ho imparato sull’editing

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0 Responses to Tre cose che ho imparato sull’editing

  1. Bangorn says:

    Gran bell’articolo. L’editing fatto da una persona capace, è sorprendente. Lo è anche vedere e analizzare schemi di esempio tipo quello che hai pubblicato tu, con le correzioni e i suggerimenti. Credo che sia una delle cose più utili dare un esempio del genere per far capire che a volte, le troppe parole non significano arricchire il testo, anzi. Ottimo!

  2. Andrea says:

    Tutto quello che hai scritto è vero solo se hai la fortuna che un editore decide di passartelo al vaglio. Nel 99% dei casi, ti accontenti dell’editing tuo personale.

    Saluti e Buon Anno!

  3. Davide says:

    Mah, far leggere quello che scrivi da qualcun altro penso sia sempre utile. Per quanto “cane” sia il tuo editor, anche se lascia una sola nota utile su 1000 commenti ne sarà comunque valsa la pena.

    (Parla uno che non l’ha mai fatto, eh!)

  4. Leggo solo ora questo post. Grazie Mauro, è stato un piacere lavorare con te: spero che ci sia modo di collaborare ancora in futuro.
    A presto!
    Andrea

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