Tropicana – un setting Tropical Arcana

by • 06/12/2013 • Dal LibroGame al Gioco di Ruolo, Roba mia, Savage Worlds, TropicanaComments (6)2120

thunderballTorno a parlare di Tropicana, un concept di avventure caraibiche su cui voglio riprendere a lavorare. Avventura pulp, azione, spionaggio, guerriglia, con ampie escursioni nel weird e nel fantastico!

Sto pensando in questi giorni di approfondire un mio concept in cui credo molto e che mi diverte parecchio. Si tratta di Tropicana, ambientazione generica di avventure tropicali, che esiste per ora come spunto generico in tre diverse versioni:

Il concetto è quello di un setting tropicale e caraibico, localizzato da qualche parte tra Centro-America e Venezuela, in un non precisato paese latino pieno di cliché e stereotipi, che omaggino/insultino a piene mani sia i latinos che i gringos, sia i nativi centroamericani che i discendenti degli schiavi africani, sia gli europei che gli asiatici, magnati o trafficanti, che bazzichino per queste zone.

“Il piccolo stato-canaglia che fa da sfondo a Tropicana è la Repubblica Presidenziale di San José, porto di scambio e contrabbando di droga, armi e diamanti per i cartelli criminali dell’America latina. È contemporaneamente una repubblica delle banane, un porto franco, un paese satellite dell’egemonia statunitense, un paradiso fiscale, uno stato che non permette l’estradizione dei criminali e un centro turistico e residenziale per miliardari e traffichini di tutto il mondo.

Oltre alle sue leggi fiscali ed estraditive vantaggiosissime, “El Banco” de San Josè permette ai suoi loschi clienti la libertà e la segretezza necessarie per portare avanti tutte le operazioni  finanziarie che desiderano. Per questo motivo tutte le organizzazioni criminali e le imprese illegali del pianeta hanno un conto aperto in questa banca e nei suoi blindatissimi caveaux ci sono lingotti di oro e platino provenienti da tutti i traffici illeciti del mondo.

Dotata di un clima meraviglioso, splendidi paesaggi tropicali e panorami mozzafiato, San Josè ha visto svilupparsi negli ultimi anni casinò, sale da gioco e di piacere, discoteche, locali e residence. Costosissimi ed esclusivi, tutti insieme essi creano un mondo di divertimento sfrenato, lussi incommensurabili, piaceri proibiti e impossibilità di controllo, che attira miliardari, emiri e magnati dei cinque continenti, con tutto il loro seguito di tirapiedi, portaborse, sgherri, commercialisti, puttane e faccendieri.”

Ecco La Repubblica di San Josè... la vedete?

Ecco La Repubblica di San Josè… la vedete?

Il nome

Per prima cosa mi sono concentrato sul nome stesso del concept. Tropicana mi pare ancora ideale, anche guardando ben oltre le origini italiane del nome (dalla canzone Tropicana Yè del Gruppo Italiano). Tropicana è anche una bibita venduta a livello internazionale (proprietà della Pepsi), Club Tropicana una canzone dei Wham! e il Tropicana Club è un celebre cabaret di Cuba. I presupposti tropicalisti e caraibici rimangono e anzi sono validi anche a livello internazionale.

Tropicana mi piace anche perché potrebbe costituire una possibile crasi di Tropical Arcana o Tropic Arcana, il nome di un ipotetico genere letterario ludico che mescoli scenari caraibici ed elementi fantastici, weird e soprannaturali.

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Elementi pulp – avventurosi 

San Josè è un paese abbastanza piccolo, costituito però da un vasto entroterra di foresta tropicale, una cordigliera nel nord del paese, un grande vulcano, una penisola che ospita la capitale e si protende nell’oceano e una serie di isole grandi e piccole dirimpetto alla terraferma. La Sierra de Plata è una cordigliera scavata di decine di miniere d’argento dei secoli scorsi. L’entroterra, bagnato dal Rio Grande, è occupato per buona parte da una vasta e impenetrabile foresta pluviale, infida terra di paludi e acquitrini, serpenti e tarantole, alligatori e piranha, giaguari e sanguisughe, piante velenose e piccoli villaggi abitati dai discendenti degli indios. Alcune antiche missioni spagnole, vecchie miniere di smeraldi e le rovine di colossali templi maya occupano angoli segreti di questo impenetrabile oceano verde, dimenticato da tutti.

Alla base della penisola di San Josè (che ha lo stesso nome dello stato e della capitale) si trova il vulcano Kukulcan, un cratere immenso che produce fenomeni vulcanici minori come sorgenti curative e fanghi termali, molto apprezzati dai turisti. Le isole situate di fronte la terraferma sono decine, piccole e grandi, e il mare tra di esse solcato da yacht e panfili colossali, lussuosi cabinati e sfarzosi velieri, motoscafi blindati e motovedette, acquascooter e barche a vela.

In generale, il mio intento è quello di creare un luogo che possa essere immediatamente selvaggio subito fuori dalla città, con foreste tropicali fittissime, valli perdute, caverne vulcaniche, abissi oceanici, uragani di potenza immane, animali selvaggi come non ce ne sono più e perfino popolazioni indigene da quarto mondo, refrattarie alla modernità ma abili con cerbottane, coltellacci da tagliatori di teste e pentoloni da cannibali.

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Elementi hard-boiled, thriller e spionistici

A San Josè si alternano i casinò e i boulevard, i grattacieli e le banche, i nightclub e le ronerie, le ville private e le piste da corsa, i palazzi sportivi e i resort di lusso. L’urbanistica privilegia il fronte del mare e per questo una serie incessante di opulente strutture costella il litorale da un capo all’altro della città. A tutti questi centri di divertimento e loschi traffici si può accedere da porticcioli turistici, eliporti e attracchi per hovercraft, idrovolanti e acquascooter.

La posizione privilegiata e la totale corruzione della classe politica, permettono di trattare a San Josè tutta la cocaina dell’America Latina. Compratori di tutto il mondo vengono direttamente qui a scegliere le partite migliori e ad acquistare i loro stock. A capo di tutta l’organizzazione dei narcotici di San Josè c’è il superboss Carlos Mendoza, idolatrato dai cittadini di San Josè per il lavoro e le facili opportunità di guadagno che la sua organizzazione offre a chiunque. Gli sgherri di Mendoza sono i criminali più diffusi di San Josè, ma il loro scopo è solo quello di difendere il proprio business e non aggrediscono chi li lascia fare.

Il traffico di cocaina ha ben presto portato con sé quello di armi, segreti industriali, barre di uranio e pietre preziose. In molti casi, una fetta di questi traffici è in mano a Mr Kananga, un colossale e brutale afroamericano, circondato da spietati assassini armati di mitra e machete, fedele del voodoo e fratello di una sacerdotessa nota per le sue possessioni profetiche, Solitaire.

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Oltre Mendoza, Kananga e altri piccoli criminali di basso profilo, tutti gli assassini e i boss delle organizzazioni a delinquere del mondo aspirano a ottenere delle fette di potere a San Josè, generando spesso faide intestine e guerre di criminalità. Infine, molti ricercati e latitanti, sia operativi che ritiratisi dagli “affari”, acquistano delle tenute a San Josè per vivere il resto della loro vita in pace e opulenza.

I quartieri meno ricchi di San Josè, estremamente variopinti ed etnicamente ben distinti, sono quelli dell’interno della penisola e quelli che risalgono i pendii del vulcano. Per via dell’indotto illimitato, anche i più poveri vivono bene in città e non esiste vera miseria. Nei vicoli più nascosti, tuttavia, la criminalità locale può essere spietata e vi sono continue guerre tra fazioni minori. Difficilmente comunque si aggrediscono o truffano i turisti.

Dal punto di vista di thriller, azione e spy story, Tropicana dovrebbe offrire uno scenario urbano adatto a confrontarsi con tutte le mafie, i cartelli criminali, le organizzazioni segrete e di intelligence del mondo, una specie di Dubai del crimine in salsa sudamericana. Tutte le gang e i signori del male ci vengono a comprare o vendere, depositare soldi o cambiare faccia, scomparire o incontrarsi. Potenzialità narrativa: infinita.

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Le strutture futristiche della Fondazione Fontaneda

Elementi soprannaturali e weird

Il terzo aspetto fondamentale di Tropicana, oltre a quello avventuroso-pulp e a quello thriller-spionistico è quello weird-fantastico. Poiché l’idea di fondo è che siamo comunque nel nostro mondo, del tutto mappato, razionalizzato e conosciuto, non ci sono notizie certe su mostri, valli perdute piene di dinosauri, demoni della Santerìa, barracuda mutati e alieni caduti dallo spazio nel mare antistante la città. E tuttavia…

I giocatori / lettori non sanno bene cosa sta succedendo, eppure qualcosa di strano c’è… Molti ne sussurrano, pochi ne parlano apertamente, pochissimi sanno e quello che sanno è spesso confuso, oscuro e contraddittorio. Spesso sono solo domande, ma ciascuna di queste domande può essere materia di un racconto / scenario per gioco di ruolo:

  • Cosa si nasconde all’interno del colossale Tempio Maya immerso nella foresta pluviale, protetto da tutti quegli indios sanguinari, maledizioni, trappole, ragni velenosi e membri dell’Esercito?
  • Cosa sta studiando davvero la Fondazione Fontaneda nei suoi sorvegliatissimi laboratori, costruiti su sorgenti di acque e fanghi dalle proprietà misteriose, che sembrano fare  ringiovanire chi li usa?
  • Cosa è successo nel 1666 nella Missione di San Cristobal, ai piedi della cordigliera, quando 16 frati e decine di indios furono massacrati in una sola notte a colpi di machete?
  • Cosa è precipitato in mare al largo di San Monique negli anni ’50 e cosa sta provocando quegli strani fenomeni sottomarini e le mutazioni della fauna che il governo cerca di nascondere?
  • Cosa c’è di vero dietro quelle voci di morti viventi che si sussurrano tra i banchi delle chiese, riguardo agli strani commerci dei sacerdoti del voodoo con le potenze infernali?

Bene, questa è la base di partenza… Tropicana sta arrivando…

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6 Responses to Tropicana – un setting Tropical Arcana

  1. Yaztromo says:

    Ehi, ti sei dimenticato di specificare che da quelle parti pare che si praichino comunemente riti voodoo…;-)

  2. Yaztromo says:

    Mapporc…. mi ero perso proprio l’ultma riga…:-(

  3. Vaag Falkner says:

    spaziale! (si usa ancora dire “spaziale”???) non sono appassionato di questo genere, e odio le lodi alle intenzioni, ma x me verrà una figata (“figata” si puo dire no???) 🙂 resto in attesa….chhhh….passo….chhhh!

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