Zothique, 70 anni dopo

by • 14/12/2012 • Blood Sword, Recensioni, Repertorio Fantastico, SaggiComments (10)3792

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Il primo guest post di Caponata Meccanica è dedicato a Clark Ashton Smith, caposaldo della narrativa fantastica del ‘900, e al mondo di Zotique da lui creato. Il pezzo è a firma di Yuri Zanelli, appassionato di fantastico, giochi di ruolo e librogame.

Quando Yuri mi ha chiesto di poter scrivere qualcosa su C.A.S. mi si sono illuminati gli occhi, per due motivi. Lo scrittore americano, colonna portante di Weird Tales e dell’intero genere fantasy/weird/sword&sorcery, è il più grande caso di “buco” nell’editoria italiana, tradotto nel nostro paese anni fa e mai più ristampato, tanto che oggi non esiste praticamente alcun suo libro in catalogo nel nostro paese. Bravo, bravissimo, eccezionale, una figura da riportare in evidenza e in libreria quanto prima (e sarà già troppo tardi): leggerete di lui nell’articolo di Yuri, che ha già realizzato la classe dell’Elementalista e l’ambientazione Terra Profonda per il Gioco di Avventura di Blood Sword – felicemente ospitati su questo blog.

Il fatto che sia stato proprio Yuri a chiederlo… beh, è l’altro grande motivo che mi ha fatto brillare gli occhi!

Clark Ashton Smith

ovvero

Il fascino oscuro della terra di Zothique 70 anni dopo

Nel settembre 1932 veniva pubblicato sulla rivista americana Weird Tales il racconto The Empire of the Necromancers, il primo lavoro di Clarke Ashton Smith ambientato nella paurosa e conturbante terra di Zothique.

Tra il 1929 e il 1942 Weird Tales ospita regolarmente gli scritti di Smith e di altri due giganti del genere fantastico: H.P. Lovecraft e R. E. Howard. Il termine “fantastico” qui non è usato a caso. La produzione di questi tre autori presenta infatti caratteristiche tali da rendere assai forzato ascriverla ad un’etichetta come “Horror”, “Fantasy” o “Sword & Sorcery”. Tali definizioni di genere tra l’altro entrano nell’uso comune ben dopo il periodo aureo della rivista americana.

Di questi tre scrittori, accomunati da una personalità per vari aspetti problematica, Smith è il meno pubblicato (e forse meno noto) in Italia, e probabilmente quello che presenta la cultura letteraria più eclettica.

Smith, nato a Long Valley, California, nel 1893, (un anno prima di J.R.R. Tolkien) è un bambino dalla salute cagionevole, soggetto a crisi di panico, incubi e agorafobia. Tali disagi saranno poi, per sua stessa ammissione, una preziosa fonte di ispirazione per la parte più buia e spaventosa della sua arte. In seguito rifiuta di ricevere un’istruzione superiore formale e di frequentare il college, iniziando un progetto di autoeducazione che consiste sostanzialmente nel divorare ogni genere di libri, inclusi l’Encyclopedia Britannica e l’Oxford Unabriged Dictionary, letti ripetutamente voce per voce. Inoltre impara da autodidatta il Francese e lo Spagnolo così bene da poter tradurre egregiamente le opere di Baudelaire, de Herédia e Carcano. Le sue traduzioni da Les Fleurs du Mal sono considerate tra le migliori versioni esistenti in lingua Inglese.

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Scrive i suoi primi racconti all’età di 11 anni, stimolato dalla lettura de Le mille e una notte, delle fiabe dei fratelli Grimm e delle opere di E. A. Poe. Le sue prime storie si fanno già notare per lo spirito misterioso e fiabescamente inquietante caratteristico della sua produzione. La poesia è l’altra grande passione del giovane Clark: le sue raccolte The Star-Treader and Other Poems, Odes and Sonnets (1918), Ebony and Crystal (1922) e Sandalwood (1925) hanno un buon successo di critica e gli valgono l’ammirazione del poeta George Sterling. Anche l’amicizia con Lovecraft risale a questo periodo.

Dal 1926 al 1935 produce soprattutto racconti ambientati in diversi luoghi immaginari: le terre medievaleggianti di Averoigne e Malneant, il pianeta Xiccarph, una versione fantastica di Marte, Hyperborea e Zothique, l’ultimo continente. L’esempio dei grandi poeti francesi Georges Baudelaire e Théophile Gautier, già determinante per la sua opera in versi continua a farsi sentire anche nella narrativa, accompagnato dall’influenza di Poe, Ambrose Bierce, William Beckford e Flaubert.

Dopo il 1935 la sua produzione letteraria si fa molto rara, l’ultimo suo racconto pubblicato è The Coming of the White Worm, dell’ Aprile 1941. In compenso risalgono a questo periodo in poi molti suoi disegni, dipinti e sculture. Durante tutta la sua vita comunque, Smith non guadagna mai molto con la sua attività artistica, dovendo dedicarsi a vari mestieri, tra cui il giardiniere e il taglialegna, per mantenere se stesso e la famiglia.

Ormai avanti con gli anni si sposa con Carol Jones Dorman il 10 novembre 1954 e si trasferisce a Pacific Grove, California, insieme ai figli di lei.

Si spegne serenamente, nel sonno, il 14 Agosto 1961.

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Le suggestioni seducenti e tenebrose della poesia Baudelaireana e della prosa sontuosa di Flaubert sono particolarmente evidenti nei racconti ambientati a Zothique, considerati spesso i suoi lavori più ispirati.

Zothique è l’ultimo continente della Terra di un futuro così lontano da confondersi con il passato leggendario. Il sole si è affievolito, l’antica civiltà e la scienza sono ormai remoti ricordi a differenza della magia e del potere di molte misteriose divinità, che sono invece forze vive e presenti.

Ecco come lo stesso autore descrive la sua creazione al collega scrittore L. Sprague De Camp in una lettera del 1953:

Zothique, vaguely suggested by Theosophic theories about past and future continents, is the last inhabited continent of earth. The continents of our present cycle have sunken, perhaps several times. Some have remained submerged; others have re-risen, partially, and re-arranged themselves. Zothique, as I conceive it, comprises Asia Minor, Arabia, Persia, India, parts of northern and eastern Africa, and much of the Indonesian archipelago. A new Australia exists somewhere to the south. To the west, there are only a few known islands, such as Naat, in which the black cannibals survive. To the north, are immense unexplored deserts; to the east, an immense unvoyaged sea. The peoples are mainly of Aryan or Semitic descent; but there is a negro kingdom (Ilcar) in the north- west; and scattered blacks are found throughout the other countries, mainly in palace-harems. In the southern islands survive vestiges of Indonesian or Malayan races. The science and machinery of our present civilization have long been forgotten, together with our present religions. But many gods are worshipped; and sorcery and demonism prevail again as in ancient days. Oars and sails alone are used by mariners. There are no fire-arms—only the bows, arrows, swords, javelins, etc. of antiquity. The chief language spoken (of which I have provided examples in an unpublished drama) is based on Indo-European roots and is highly inflected, like Sanskrit, Greek and Latin.

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Le storie narrate da Smith sono decisamente oscure, ma la tenebra di Zothique non ospita solo i terrori cosmici Lovecraftiani, è popolata di presenze inquietanti ma seducenti: lamie, streghe maliarde, conturbanti spettri femminili. L’amore e la passione hanno sovente un ruolo importante in questi racconti, anche se non giungono quasi mai ad un esito felice. Il sentimento però si può unire in qualche modo al destino ineluttabile che pare governare la vita di ognuno: un esempio è il legame tra i protagonisti che sopravvive alla morte stessa in Morthylla e Necromancy in Naat. Le corti dell’ultimo continente sono rette da tiranni lussuriosi adulati da poeti dediti al vino, empi maghi e sadici torturatori. Molti personaggi si macchiano di azioni crudeli o sono semplicemente amorali, quindi sfuggono alla classica dicotomia buoni contro cattivi, però il destino si compie anche per loro senza possibilità di appello, riservando punizioni crude e definitive: è il caso di The Dark Eidolon, in cui il negromante in compie la sua vendetta a prezzo della vita. In pochi altri racconti prevale invece uno spirito più fiabesco e avventuroso, mutuato da Le mille e una notte. Qui i protagonisti devono sempre vedersela con demoni e incantesimi, ma li attendono anche belle fanciulle e straordinari viaggi per mare, come in The Black Abbot of Puthuum e The Voyage of King Euvoran.

Yuri Zanelli

Continua…

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10 Responses to Zothique, 70 anni dopo

  1. Alon Padisha says:

    é sempre un onore essere pubblicati sulla Caponata!

  2. maurolongo says:

    addirittura… grazie a te dei contributi, invece… la seconda parte a brevissimo… 😉

  3. ursha says:

    Ho letto un pezzo di Zothique ma mi sono fermato a metà… le storie sono molto belle, ma certe hanno qualcosa di veramente troppo sconfortante… più volte ho provato a ripartire ma poi ho sempre lasciato perdere.
    “Decisamente oscure” lo trovo un aggettivo molto appropriato per il genere di racconti che il ciclo di Zothique contiene.

  4. maurolongo says:

    Le mie preferite sono quelle ambientate ad Averoigne, scenario che tra l’altro ho copi… ehm “citato nella mia “Avernia: http://maurolongo.wordpress.com/2011/05/27/avernia-o-di-nebbie-spettri-e-cavalieri/

  5. Questo libro mi è piaciuto moltissimo e l’ho letto in pochi giorni.
    L’atmosfera lugubre, il senso di orrore, il clima di terrore che trasuda dalle sue pagine, l’impossibilità di ottenere un lieto fine per i protagonisti, fanno di Zothique non solo un libro originale, ma anche un’opera unica nel suo genere.

  6. Mauro Longo says:

    Hai proprio ragione! A me in genere le storie cupe e decadenti non piacciono, ma davvero a Clark Ashton Smith perdono tutto…

  7. Yaztromo says:

    Nel caso interessasse, mi permetto di segnalare http://www.eldritchdark.com/files/articles/criticism/zothique-d20v1.pdf

  8. […] voluto parlare più approfonditamente di C.A. Smith ma dopo aver letto questi due meravigliosi articoli di Yuri Zanelli su Caponata Meccanica, mi sono accorto che non avrei […]

  9. […] voluto parlare più approfonditamente di C.A. Smith ma dopo aver letto questi due meravigliosi articoli di Yuri Zanelli su Caponata Meccanica, mi sono accorto che non avrei […]

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